«Il modello francese è ok, ma non passerà»

La Russa (An): «A noi piace, alla Lega non dispiace, a Forza Italia va bene e Di Pietro è favorevole. Alla fine però ci sarà il referendum»

da Roma

Onorevole Ignazio La Russa, da una parte Berlusconi e Veltroni puntano a snellire il sistema. Dall’altra D’Alema e Casini lavorano per il proporzionale e il Grande centro. Lei con chi si schiera?
«Credo che apparentemente lo scenario sia questo ma anche che all’interno dei partiti e degli schieramenti sia tutto così frastagliato che non si possa ricondurre tutto a questa visione».
La proposta veltroniana del presidenzialismo alla francese l’ha sorpresa?
«Mi ha fatto molto piacere. Per noi è la mediazione migliore. Permetterebbe di mantenere il bipolarismo e assicurerebbe la governabilità».
Veltroni, però, stempera i fuochi e rimanda tutto al 2011.
«Non vorrei che lo spostasse nel 2011 per poi insistere sul Vassallum che non trova consensi neanche dentro il Pd. Nel centrodestra le differenze di posizioni ci sono ma perlomeno sono tra i partiti, non all’interno dei partiti».
Ma qual è la soluzione oggi più plausibile? Il referendum, il voto o un accordo sulla legge elettorale?
«A meno che Veltroni non sia sincero e non sia vera la sua aspirazione a realizzare il modello francese, al punto in cui siamo io preferisco di gran lunga il referendum. Comunque si vedrà facilmente se Veltroni vuole fare solo fumo oppure se ci punta davvero. Il 22 gennaio alla Camera si discute dei nostri emendamenti che puntano a introdurre il modello francese. Se fa sul serio basta votare quegli emendamenti».
Lei crede davvero che il Pd possa votare il presidenzialismo?
«An è favorevole, la Lega non è contraria, Forza Italia non ha motivo di essere contraria, Di Pietro sarebbe favorevole. Detto questo non credo che succederà, non sono così ingenuo. Ma senza quel tipo di riforma il referendum diventerebbe ineluttabile».
Veltroni dice: «Chi vuole il sistema tedesco ha in testa un’altra idea: la Grande coalizione».
«Credo che abbia ragione. Chi difende a spada tratta il sistema tedesco, vuole un sistema che sa benissimo che non può funzionare. In questo modo avrebbe l’alibi per fare la Grosse Koalition. Quel sistema, come dice Veltroni, avrebbe come effetto di rendere la coalizione di governo ancora più eterogenea».
Ma se lei dovesse scegliere in maniera secca tra il Vassallum e il sistema tedesco per cosa opterebbe?
«An non può essere posta di fronte a due scelte negative. Tra queste due meglio il referendum».
An teme ancora il patto segreto Berlusconi-Veltroni?
«Io questi timori non li ho mai avuti. Non sono patti segreti ma accordi che in un quadro politico in cui ciascuno va da sé nascono da interessi convergenti. Bisogna chiedersi, però, chi avvantaggerebbe».
Lei chi crede che favorirebbe il Vassallum?
«É di tutta evidenza che avvantaggerebbe solo Veltroni. Lui, in un faccia a faccia con Berlusconi, sganciato dalle coalizioni, spera di giocarsi la sua partita. Per lui è l’unico modo di rientrare in gioco, marcando la distanza da Prodi e dalla sinistra. Berlusconi ha tutto da perdere a non avere con sé gli alleati, Veltroni tutto da guadagnare. Mi auguro che Berlusconi non cada nella trappola».
Se oggi il centrodestra vincesse sarebbe in grado di superare la propria eterogeneità?
«Il centrodestra non ha una forte disomogeneità al suo interno, soprattutto se lascia da parte i partitini dello zero virgola. In Parlamento ha votato in più nel 90% dei casi allo stesso modo. L’importante è capire qual è il progetto, l’idea di Paese e l’innovazione che si vuole apportare. Noi, con la conferenza programmatica di Milano, puntiamo a definire proprio questo».