Il «modello Liguria» guarda al cambiamento dell'Italia

Innovazione, sviluppo, semplificazione: la formula della giunta guidata dal governatore Giovanni Toti

di Gian Maria De Francesco

Una coalizione ampia, competitiva, unita che traduce le proprie idee in una chiara azione di governo, facendo tesoro delle reciproche differenze. Questo è il «modello Liguria» inaugurato dal governatore Giovanni Toti. La bussola è rappresentata dalla tradizione liberale: meno tasse e burocrazia, più semplificazione, più libertà d'impresa e più sostegno alla produzione. Il modello di amministrazione, però, si evolve verso il futuro: smart city, mobilità sostenibile, ambiente come risorsa.

Non si tratta di una questione liquidabile con le solite parole della politica perché a parlare sono i fatti. Il cambiamento culturale portato dalla nuova giunta di centrodestra in un territorio tradizionalmente orientato in maniera diversa si è subito tradotto in azioni concrete. La legge sulla crescita, il «Growth act» prevede 272 milioni di investimenti in quattro ambiti: turismo, manifatturiero, ricerca e alta tecnologia. Le nuove imprese di questi settori non pagheranno l'Irap per cinque anni. È stata diminuita l'Iva dal 22 al 10% su ogni ormeggio in Liguria e sui servizi accessori. Una scelta che rende gli attracchi liguri competitivi nei confronti della concorrenza della Francia e della Toscana. È stato eliminato il bollo Sulle auto «verdi» per cinque anni.

I tre porti della Regione (Genova, Savona e La Spezia) sono in crescita. Solo nelle crociere la giunta prevede di creare 40mila posti di lavoro in più nei prossimi dieci anni. Di qui l'impegno e gli investimenti fortissimi sulla formazione professionale per non lasciare indietro le giovani generazioni. Analogamente, nell'entroterra della Regione sono previsti investimenti sulla banda ultralarga per agevolare la nascita di aziende innovative. Semplificazione, invece, significa che la certificazione fiscale è stata sostituita da una carta esercizi più snella. Cambiamento è un accordo strategico con le Regioni vicine, Piemonte e Lombardia, per armonizzare i trasporti e la logistica: dal Terzo Valico ai porti per farne l'hub del Nord Ovest. E poi, il Piano Casa per riqualificare il patrimonio edilizio e la forte focalizzazione sul turismo con il recupero alla comunità dell'isola di Palmaria dal Demanio militare.

Sarebbe anche troppo semplicistico racchiudere queste azioni amministrative in una formula politica. La realtà dei fatti, però, dice che la Liguria ha ricominciato a muoversi dopo dieci anni di governo di centrosinistra. Allo stesso modo, i numeri dicono che l'elezione di Giovanni Toti non è stata un unicum giacché alle recenti amministrative il centrodestra ha conquistato una città importante come Savona dopo venti anni di centrosinistra, riuscendo persino a conquistare la fiducia degli elettori grillini al ballottaggio. Allora non è irragionevole sostenere che il «modello Liguria» potrebbe porsi, in qualche modo, come paradigma nazionale per l'area moderata giacché in questo laboratorio politico i confini tra le singole forze che compongono la coalizione sono divenuti molto labili. Quasi a voler anticipare quella strada obbligata verso cui l'Italicum, indipendentemente dalle modifiche cui potrebbe essere sottoposto, condurrà tutte le forze politiche.

Ed è proprio in questa parte d'Italia, produttiva al pari della Lombardia, che il centrodestra unito riscopre di avere cultura di governo. E, si perdoni il gioco di parole, lo dimostra il governo della cultura. Una delle prime azioni della giunta Toti in campo culturale è stata proprio il recupero della casa natale di Sandro Pertini. Il presidente della Repubblica più amato degli italiani meritava che la sua memoria fosse onorata e che la sua abitazione non cadesse in pezzi. Il fatto che fosse leader della sinistra del vecchio Psi non contava e non conta nulla perché l'ideologia non fa parte della «cassetta degli attrezzi» di questo centrodestra innovativo che vuole essere attore del cambiamento.