«Modello Lombardia Aiutiamo i precari e pure la Cgil applaude»

Presidente Roberto Formigoni, il sistema anti-crisi di Regione Lombardia è giudicato da Cgil un «modello per tutta Italia». Sorpreso?
«Che un sindacato lontano da noi applauda al modello lombardo non può che rendermi orgoglioso. Il modello anti-crisi che realizziamo in Lombardia e che vogliamo esportare in tutto il Paese risponde ad un obiettivo: non lasciare indietro nessuno, non lasciare solo nessuno. Ma per comprenderlo bisognerebbe dettagliarne i punti salienti».
Prego, spieghi ai lettori de «il Giornale» che cos’è quest’ombrello che Regione Lombardia apre sulla testa di migliaia di lombardi esposti finora alla tempesta della crisi.
«Premessa, nessuno può pensare o sperare di tornare a vecchi modelli. Questa crisi infatti ci consegnerà un mondo diverso da prima, nel quale i dogmi dell’economia e della finanza sono stati svelati in tutta la loro fragilità e spazzati via dalla tempesta. La vera sfida, quindi, per le imprese e per la finanza è la capacità di costruire una nuova visione e di ridare fiducia ai cittadini e a tutto il sistema. Come? Con progetti, idee e regole nuove, magari anche temporanee ma che alla fine potrebbero pure rivelarsi definitive».
Concretamente, quali sono gli interventi che, diciamo, fanno la differenza e che Cgil applaude?
«È la scelta di utilizzare le risorse dei fondi sociali europei non solo come contributo al reddito di chi è cassintegrato bensì di sostenere l’avvio di percorsi di formazione e di reinserimento nelle fabbriche. Come dire: vogliamo che quei lavoratori siano più bravi di prima».
Insomma, sfruttare la crisi per crescere professionalmente.
«Esattamente. Per questo Regione Lombardia ha promosso e attivato politiche del lavoro centrate sul welfare attivo, capaci cioè di assicurare gli interventi necessari a sostenere la stabilità dei percorsi lavorativi».
E per la prima volta, presidente Formigoni, c’è anche attenzione ai co.co.co., ai precari.
«Categorie finora trascurate come gli apprendisti, i lavoratori in affitto, i soci lavoratori di cooperative o, ancora, i lavoratori a domicilio. Avranno anche loro accesso ai fondi di quest’accordo che è interessante e innovativo e che offre spunti a livello nazionale. Non a caso abbiamo già avviato anche un confronto col ministro Maurizio Sacconi. Aggiungo che l’intesa siglata con sindacati e imprese vede Regione Lombardia mettere a disposizione una cifra pari a un miliardo e mezzo di euro, dote sufficiente a garantire un reddito a 80mila persone. Giusto per capirci, coloro che non si sono visti rinnovare un contratto a termine per colpa della crisi potranno contare su un assegno di mobilità, pari al 60 per cento dello stipendio».
Novità davvero niente male in vista della riforma nazionale degli ammortizzatori sociali. Non solo dunque sindacati soddisfatti ma anche imprese?
«Con lo strumento dell’accordo di sostegno alla competitività favoriamo il contenimento dei tempi e dei costi collegati ai procedimenti amministrativi, snellimento delle procedure che non può che fare bene».
Oltre però a quello che viene ora definito «accordo postfordista», Regione Lombardia fa un passo avanti sempre per fronteggiare la crisi anche sul settore delle energie rinnovabili e del risparmio energetico. Anche questo è un modello per l’Italia?
«Mettiamo a disposizione risorse straordinarie per 100 milioni di euro, individuando, proponendo e sostenendo progetti innovativi, Un esempio? “Sun city for climate” che è la realizzazione di un progetto di quartiere, anche in vista di Expo, secondo un modello replicabile con elevate prestazioni di sostenibilità, attraverso l’utilizzo di sistemi ad altissima efficienza energetica e lo sviluppo di misure nel campo della mobilità sostenibile e dell’educazione-formazione per gli operatori del settore».
Cambiando terreno e guardando all’Udc, a Pier Ferdinando Casini e alle scelte politiche, che fine farà l’Udc nella giunta lombarda?
«Casini sbaglia. Dovrebbe ricordare che la sua scelta di campo fu in opposizione alla deriva di Mino Martinazzoli. Il centro non esiste, non c’è. L’habitat naturale dei moderati è nel centrodestra. Spero possa riflettere e fare un passo indietro. Che ho già detto e ridetto anche a chi rappresenta l’Udc nella mia giunta. Quanto a uscite, be’ il dibattito sui giornali è più forte di quello tra i politici e non c’è alcun diktat anche se, nella vita come nella politica, i conti prima o poi tornano».