Modello Roma in crisi Prc: per il dopo Veltroni servono le primarie

I comunisti chiedono nuove regole per la successione: "Serve una svolta". E mentre scoppia il caso Trastevere, la Cdl ironizza sul "sindaco part time"

Roma - Se il re è nudo, anche Walter l’imperatore ha qualche problema di guardaroba. Non c’entrano le valigie smarrite dal sindaco di Roma al suo arrivo alle Maldive, a inizio agosto. È il bagaglio del «modello Roma» che Veltroni, tornato dalle vacanze, non trova più. La capitale scopre di non essere la città più sicura del mondo, l’immagine della «città ideale» promossa dall’amministrazione del candidato leader del Pd vacilla. Prima le aggressioni in serie, tra cui quella ai danni del regista Giuseppe Tornatore, malmenato e rapinato in pieno centro. Poi l’allarme-droga a Trastevere, con ragazzi che sniffano cocaina sugli specchietti dei motorini nel quartiere della movida capitolina ripresi dal parlamentare azzurro Francesco Giro e finiti in tv. Infine, mentre il centrodestra romano ironizza sul primo cittadino «part time», troppo distratto dalla candidatura al Pd per occuparsi della città, anche all’interno della sua coalizione qualche ingranaggio gratta.

E così, ieri, Veltroni ha chiuso il giro del suo «lunedì grigio» incassando l’ennesima bordata dagli «alleati» di Rifondazione, che da un lato minacciano «invasioni di campo» per la Notte bianca in programma l’otto settembre, e dall’altro, in vista della successione al Campidoglio, reclamano le primarie e un immediato ritocco, ovviamente al sapore di sinistra, della sua giunta.

Insomma, il consenso costruito e consolidato negli anni da Veltroni comincia a scricchiolare, proprio mentre il sindaco di Roma cerca di sfruttare il trampolino capitolino per rituffarsi da protagonista nella politica nazionale. Quanto alla sicurezza, qui la partita per il sindaco si è fatta delicata. Il leader in pectore del Pd da un po’ di tempo ha cominciato a fare la faccia dura, accompagnandola con lo slogan «la legalità non è né di destra né di sinistra», e ha siglato un «patto per la sicurezza» lo scorso 18 maggio che avrebbe dovuto essere una risposta all’emergenza nomadi. Entro tre mesi andavano individuate le aree per costruire quattro «villaggi della solidarietà» dove «accogliere» i rom attualmente sistemati in campi abusivi. Cento giorni dopo di quelle aree non c’è traccia, mentre le cronache raccontano di aggressioni e rapine perpetrate da giovani rom di origini romene. Dopo il caso Tornatore, e sull’onda dell’allarme, Veltroni si è spinto a parlare di «rimpatrio», ovviamente più o meno volontario.

Anche il «caso Trastevere» è una bella grana per il sindaco, che aveva pensato di rispondere all’esasperazione dei residenti per il degrado e l’illegalità nello storico quartiere «benedicendo» un presidio delle forze dell’ordine in piazza Trilussa e lo stop alle bottiglie di vetro voluto dal prefetto di Roma, Achille Serra. Ma la reale situazione del rione viene mostrata dalle immagini-shock filmate dal coordinatore regionale di Forza Italia, Giro: ragazzi che si drogano, passaggi di denaro tra spacciatori e clienti, giovani sbronzi che, bottiglie alla mano, scambiano i portoni per latrine. «A Roma quelle scene lì non si devono vedere», sospira Walter. Ma chiudere gli occhi non può impedirgli di sentire un suo alleato, il segretario romano del Prc, Massimiliano Smeriglio, affidare ai microfoni di una radio l’ultimo affondo contro il mito del «modello Roma», chiedendo «subito aggiustamenti e rafforzamenti a sinistra» in giunta, e rifiutando l’ipotesi di «scorciatoie» per la scelta del successore di Veltroni. «Vogliamo passare per le primarie - spiega il deputato del Prc - dove costruiremo una nostra candidatura autorevole». Nel mirino anche la Notte bianca, massima celebrazione dei fasti veltroniani. «Se cadono gli spazi di mediazione politica perché tutto il futuro Pd romano è teso alla candidatura nazionale di Veltroni, quali spazi rimangono a una forza politica come la nostra?», si domanda Smeriglio. La risposta è minacciosa. «Rimane lo spazio della partecipazione, del conflitto e l’utilizzo di vertenzialità spendibili dal punto di vista mediatico». Insomma la Notte bianca, e poi la Festa del cinema, potrebbero riservare fuori programma a cura di Rifondazione. «Non dipende solo da noi», avvisa Smeriglio, che chiede a Veltroni di incontrarlo, insieme al leader del Prc Giordano, prima dell’otto settembre «per fare il punto della situazione». Ci sarà un armistizio?