Il modello Roma? Finisce in rosso

Sarà pure «una misura cautelativa», come garantisce il sindaco Gianni Alemanno. Ma la circolare numero 44720 datata 29 maggio con la quale la Ragioneria generale del Campidoglio ha chiuso i cordoni della borsa bloccando tutte le spese della macchina capitolina è un segnale davvero preoccupante per i romani. I quali già vedono incombere l’ombra del commissariamento della Regione per la voragine dei conti sanitari. E ora scoprono che anche il Comune fino a qualche tempo fa additato come modello gestionale e politico da imitare non ha un euro. E potrebbe finire in amministrazione controllata come un fallito qualsiasi. L’amministrazione Alemanno ha ereditato da quella precedente un debito di 7 miliardi. Poi la crisi di liquidità alla fine di maggio ha fatto il resto. E quindi stop a tutte le spese. Almeno a quelle per le quali, come recita la circolare «non siano già sorte obbligazioni vincolanti nei confronti di terzi» e per le quali «il mancato impegno non generi danni per l’amministrazione comunali».
Insomma: signori, si taglia. In attesa che l’assestamento di bilancio chiarisca un po’ le idee a chi ha in mano i cordoni della borsa della macchina comunale più grande e costosa d’Italia. Motivo per cui Alemanno si mostra quanto mai circospetto: «La Ragioneria comunale, mancando l’assestamento, di sua iniziativa non poteva non dire agli uffici di essere molto attenti per quanto riguarda le spese. «Dietro questo formale intervento di routine c’è il problema del bilancio comunale, sul quale saremo più espliciti la settimana prossima, quando, carte alla mano, parleremo evitando equivoci».
Parole che suonano un po’ troppo caute a chi come Francesco Storace, segretario nazionale della Destra e consigliere comunale di Roma vorrebbe che Alemanno si esponesse un po’ di più sui danni fatti dalle amministrazioni di centrosinistra che lo hanno preceduto: «Dopo tre anni di polemiche faziose contro la mia amministrazione regionale e mentre si constata che i santi arrivati dopo spendono ogni anno di più, la tegola vera è quella sul Comune. Ieri (giovedì, ndr) la sinistra ha tentato una manovra stupefacente: dopo aver prosciugato le casse comunali ha cercato l’assalto sulla decisione della ragioneria che ha bloccato le spese per i debiti che lascia Veltroni. Alemanno sta mostrando eccessiva prudenza: il sindaco ha il dovere di raccontare quello che ha trovato nella cassa comunale senza rincorrere i consigli di chi gli sussurra di coprirsi a sinistra. Lì si fa solo male. Vogliamo sapere tutto». Da parte sua l’ex assessore al Bilancio Marco Causi la fa facile: «Il rischio-commissariamento? Una forzatura giornalistica».
E il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che dice? Interrogato su un possibile commissariamento del Comune di Roma se la cava citando i discorsi parlamentari di Cavour. «Posso solo rispondere leggendo la frase scritta sul frontone: “Senza Roma capitale d’Italia, l’Italia non si può costituire”». All’epoca, però, nessuno parlava di «modello Roma». Un modello che rischia di costarci molto caro.