MODENA CITY RAMBLERS armata Brancaleone del folk

«Più della metà di quello che succede in concerto è figlio del momento, di come ci sentiamo»

Prima di tutto c’è ancora e sempre l’anima folk. Il folk pugnace che si abbevera alle radici - dalla ballata di protesta di Woody Guthrie alle influenze irlandesi e celtiche - nutrendosi dell’attualità e del futuro. «Riportando tutto a casa», recitava il titolo del loro primo album, parafrasando Dylan e ammonendo tutti sulla varietà meticcia del loro sound. I Modena City Ramblers sono sempre uguali e sempre diversi, entusiasti pasdaran del concerto dal vivo, come quello che terranno stasera all’Alcatraz figlio della tournée che li vede on the road per la prima volta senza il vecchio pard Cisco ma con le voci di Davide «Dudu» Morandi e Betty Vezzani, la fisarmonica di Massimiliano Fabianelli e l’ultimo cd Dopo il lungo inverno.
Un titolo profetico.
«Sì, sottolinea il nostro nuovo corso ma anche la speranza in un mondo migliore. Dopo l’inverno speriamo che ci sia almeno un bagliore di primavera; non una bella primavera ma un minimo di sole e di calore».
Sempre impegnati nel sociale.
«Certo, non possiamo fare finta di non vedere ciò che ci succede intorno. Le nostre canzoni sono strettamente legate alla realtà e al nostro modo di vivere e sentire le cose».
La spontaneità è una delle vostre carte vincenti.
«Sì, per questo amiamo il palco. Più della metà di ciò che accade in concerto è figlio del momento, di come ci sentiamo, del rapporto che instauriamo con i fan».
Sempre un piede nel folk e l’altro?
«In realtà dovremmo avere mille piedi per parlare di tutto ciò che ci influenza. La base è quella folk, tipo i Pogues, ma abbiamo segnato il territorio un po’ ovunque».
Infatti avete suonato in tutto il mondo.
«I concerti e i viaggi sono un momento fondamentale nella nostra crescita artistica. Sono momenti di incontro, di approfondimento culturale in cui “riportiamo a casa” le cose che arricchiscono il nostro sound. Così c’è la matrice africana, il Medioriente, il Mediterraneo».
E poi c’è l’assidua collaborazione con Terry Woods dei Pogues.
«Abbiamo la stessa visione della vita e della musica, la sua collaborazione al nostro ultimo cd è stata molto importante».
A differenza di altri gruppi dopo l’uscita dal gruppo di Cisco siete ripartiti come nulla fosse.
«Il segreto sta nella parola gruppo; i singoli si sacrificano per l’insieme. Questa è la forza della band».
E come vi definireste?
«L’armata Brancaleone del folk. Continuiamo a viaggiare, spesso senza sapere esattamente dove andare, ma spinti dalla curiosità e dalla voglia di scoprire altri orizzonti».
Infatti è in vista un progetto internazionale.
«Dopo Milano altri due concerti e poi prepareremo il nostro disco per il mercato estero. Alcuni nostri classici riarrangiati e tradotti in inglese con l’aiuto di Woods, altri in italiano, altri ancora in spagnolo e forse qualcosa in francese».
E il concerto di stasera come sarà?
«All’insegna dell’energia come sempre. Con molti pezzi da Dopo il lungo inverno, qualcosa di vecchio e qualche sorpresa in scaletta. All’Alcatraz non siamo mai stati. Anche questo è un debutto».
Modena City Ramblers
stasera 21.30
Alcatraz, ingresso 12 euro