Al Modena fino al 30 Un mondo sgangherato in cerca di pace

Dieci vecchi pianoforti verticali su un tappeto di petali neri, resti di copertoni triturati, sono lo scenario ideato da Giorgio Gallione per la sua ultima fatica che mercoledì sera ha inaugurato la Stagione dell'Archivolto e che resterà in scena fino a sabato 30. Uno scenario surreale assolutamente confacente ad uno spettacolo che ha il taglio di una dark tragicomic comedy che si avvale dei colori rosso e nero per trascinare il pubblico in un infernale paradiso dell'aldilà. Un percorso quasi obbligato e facilmente dettato dai vari racconti da cui è stata tratta la drammaturgia curata dallo stesso Gallione.
«Pizzeria Kamikaze», da cui prende il titolo lo spettacolo, è uno di questi racconti nati dalla penna di Etgar Keret ed è il filo conduttore di tutta la messa in scena. È il nome di un irreale ed astratto locale dove finiscono tutti quelli che si sono suicidati, un bizzarro limbo contiguo al mondo reale abitato da storie paradossali dipinte da humor nero. Una messa in scena inusuale che vede danza e prosa amalgamarsi perfettamente per dar vita ad un carosello macabro di movimenti e parole che diventano tutt'uno esplicativo atto a raccontare un universo di chi è stanco di guerra e sogna invece un mondo liberato dalla paura e il fanatismo. Keret, uno dei maggiori esponenti della nuova generazione di scrittori israeliani, è abile ed affascinante nel presentare un mondo sgangherato e assurdo che appare comunque di gran lunga preferibile alla quotidiana realtà che domina il Medio Oriente contemporaneo, e le sue storie paradossali di donne che si appendono al soffitto con la colla ai piedi, ragazzi trasformati per amore in pouf da fidanzate maniacali, e operai saldatori che costruiscono tubi per infilarcisi dentro e trovare l'oblio, fanno dimenticare la sofferenza di una generazione che è a continuo contatto con l'orrore del male.
Lo spettacolo di Gallione si muove con eleganza e leggiadria tra narrazione canto e danza su un sottile equilibrio che vede la Compagnia Dergah Danza Teatro e i tre attori intrecciare diversi stili e linguaggi che sempre più dimostrano il percorso innovativo in cui sta volgendo il teatro. Bravi i sette danzatori a cui è affidata la coreografia di Giovanni Di Cicco, sette figure omogenee di cui si apprezza l'ottima tecnica contemporanea ben coniugata alla capacità espressiva, e bravi i tre attori Eugenio Allegri, Simona Guarino e Giorgio Scaramuzzino che sanno dare ai loro personaggi quel tono giustamente ironico che smorza la tragicità e l'amarezza di quello che stanno raccontando.