«Modern Times» Se passato e presente si incrociano nel blues

Se Bob Dylan è diventato Bob Dylan lo si deve un po’ anche all’Italia. Al calabrese trapiantato a New York Mike Porco, boss del mitico Gerde’s Folk City nel Greenwich Village, l’uomo che per primo ha creduto nel giovane Bob. È una pagina di storia, dal libro Il calabrese che fece grande Bob Dylan, che il cantautore ha celebrato la scorsa estate con un concerto a Cosenza.
Forse per questo nel suo «Neverending tour» lo vediamo sempre più spesso dalle nostre parti e domani sarà di nuovo al Datchforum, dove si esibì l’ultima volta nel novembre 2005, con un trascinante show in cui s’è dedicato soltanto al pianoforte. Non è una replica, perché il maestro gioca sempre a spiazzare il pubblico. In quel freddo novembre ha giocato con il rock come espressione totale, cavalcando irruente improvvisazioni blues, jazz e hard rock, ripiegando poi sui toni acustici grezzi e pastosi. Passava disinvoltamente da una Mr.Tambourine Man valzerata a Forever Young borbottata in un linguaggio quasi incomprensibile.
Oggi è ancora diverso; prima di tutto s’è schiodato dalle tastiere ed è tornato ad imbracciare la chitarra. Poi tra questo e quel concerto è arrivato un disco «pesante» come Modern Times che è schizzato in testa alle classifiche, cosa che non accadeva da trent’anni, prima con Desire (la potenza di Hurricane), prima ancora con lo splendido Blood on the Tracks (1975) e l’anno prima con Planet Waves. Quindi in scaletta per la prima volta ci saranno i brani nuovi, odorosi di blues, giocati tra sussulti dolorosi e speranza. Un percorso musicale e poetico tra ieri, oggi e chissà che passa dalla rilettura popolare di Rollin’ and Tumblin’ all’omaggio ad Alicia Keys Thunder of the Mountain.
Insomma la messa pagana del divo Bob non ha certezze, come il domani disegnato dal suo autore. Ci saranno certamente Like a Rolling Stone e All Along the Watchtower (il brano che perfino Hendrix gli rubò) ma arrangiate come? La prima condita di lunghi intermezzi solisti e la seconda degna di una hard rock band come l’ultima volta? O viceversa? Inutile chiederlo. Lui cambia sempre al volo, sostituisce un pezzo con un altro, lo sbriciola e lo ricompone calpestando le regole della metrica e dell’armonia, con un canto a scatti in cui i toni di Popeye incrociano quelli di un bluesman ubriaco. E il pubblico è sempre con lui. Salvo qualcuno della vecchia guardia o qualche purista i fan gli si stringono attorno, lo applaudono, cantano in coro celebrando la rockstar che lui non ha mai voluto essere. Tende a stare defilato - non permette l’ingresso in teatro ai fotografi - è sempre di nero vestito, apparentemente gelido ma sempre coinvolgente con il suo messaggio da «tempi moderni» che ormai faranno epoca come quelli di Charlie Chaplin. Lunga vita a mister Dylan che rivedremo presto da quando, nel 1975 è partito per questo tour «senza fine». «Quando avrò 90 anni e mi vorrai vedere, mi troverai da qualche parte su di un palcoscenico», promette.
Bob Dylan
DatchForum, Assago
domani ore 21
euro 40,34,32, (02/480573)