La modernità classica di Franco Gentilini

Al Museo della Permanente di Milano un'antologica con più di 100 opere

È sempre emozionante andare al Museo della Permanente a Milano. Apri la porta a vetro e, nel salone di ingresso, ti accolgono subito quattro tele da brivido: sulla parete di fronte uno psichedelico Cassinari, a destra uno struggente Chighine, a sinistra un monumentale Sironi con a fianco un poetico Rosai. Ma da oggi fino al 10 gennaio, c'è un motivo in più per inoltrarsi tra i marmi del palazzo di via Turati 34: la personale dedicata a Franco Gentilini (Faenza 1909-Roma 1981) curata da Maria Teresa Benedetti. Attraverso un centinaio di opere, tra dipinti, disegni e collage, è ripercorsa tutta l'attività artistica di Gentilini, legata ad un figurativo intriso di poesia, frutto anche della sua stretta amicizia con poeti quali Dino Campana, Giuseppe Ungaretti, Raffaela Carrieri, Stephane Mallannè, Pablo Neruda, Alfonso Gatto. È trascorso esattamente un secolo dalla nascita di Gentilini, ma la modernità classica (o, se preferite, il classicismo moderno) di questo artista è sotto gli occhi di tutti. Con una originale tecnica che voleva avvicinarsi all'affresco, Gentilini stendeva uno strato di sabbia di fiume sulla tela, dipingendovi quindi sopra. I temi della sue opere sono i giocolieri, i suonatori di strada, donne caratterizzate da stivaletti dai tacchi a rocchetto, insieme a biciclette, carretti, animali. Un settore della mostra (catalogo Skira) è costituito poi dalle Cattedrali, dai Battisteri e da altri scorci di città, resi tutti con singolari artifici prospettici. Gentilini ha realizzato così dipinti come 'La Basilica di San Pietrò, conservato nelle Collezioni Vaticana, con il colonnato che si impenna in un'improbabile ellisse, o il «Ponte Sant'Angelo», dove la curva del Tevere si contrae, alterando l'immagine reale. Imperdibile il sofisticato catalogo (Skira) della mostra: un ricordo bellissimo per un'antologica che emozione. Esattamente come la frase di Gentili: «Amo il mio mestiere di pittore e perciò sono fedele alla mia vocazione. Dipingo da quando ero ragazzo e me la sento addosso come un vestito cucito sulla mia pelle. Per quanto riguarda la coerenza della mia pittura, dico che ci giro intorno come un innamorato anche quando cerco nuovi temi, essi finiscono sempre col diventare variazioni di quell'unico tema che è il rapporto umano tra le cose e la creatività».
«Cose» e «creatività»: le due facce di una stessa medaglia; quella medaglia invisibile che l'artista stringe nella mano per poi portandola al cuore e - da qui - sulla tela.