Moderno o contemporaneo Le gallerie sfidano la crisi

Ieri mattina le ragazze indossavano stivali scamosciati e cappottini leggeri, portavano i capelli à la garçonne o la coda di cavallo, e alla caffetteria dello Iulm ordinavano sorridendo caffè doppio. Fuori, sotto il cielo azzurro, fumavano senza sensi di colpa, e gettavano i mozziconi ancora accesi nei bassi vasi portacenere vicino alle colonne dell’ingresso, che parevano bracieri. L’aria era frizzante, a metà strada tra un party e la sensazione quasi certa di avere un futuro e persino una carriera. Alle dieci e mezza, infatti, si sarebbe inaugurato l’anno accademico. Insomma, era primavera. Tempestosa primavera, però. La prolusione di Giovanni Puglisi è stata tutt’altro che tranquilla. Fin dalle prime battute – il tono della voce era fermo ma teso – il rettore dello Iulm ha chiesto per tutta l’università italiana «un’attenzione più discreta e meno gridata», finalizzata a correggerne l’immagine agli occhi di un’opinione pubblica «distrattamente colpevolista» che ormai la vede, con la collaborazione dei mass media, come «il luogo della pubblica gogna di ogni nefandezza italiana». Questo stato di malessere generale dell’accademia ha origine «in alcuni atteggiamenti baronali sconsiderati a arroganti». Che fare, dunque? La risposta di Puglisi è stata singolare, filosofica, la si sarebbe potuta sentire nell’Atene di Pericle: occorre tornare al «piacere». Al piacere dell’etica, al «gusto della virtù libero da schematismi o stereotipi ideologici e confessionali», e cioè alla dignità di un libero messaggio educativo da parte dei docenti. I quali dovrebbero in primo luogo allontanare da se stessi qualsiasi sospetto di baronaggio, rinunciando alla peggiore delle autodifese, quella del «tutti colpevoli, quindi nessuno colpevole». E tornare poi, in seconda battuta, insieme allo Stato («ben venga la riforma Gelmini, se serve a questo»), a una valutazione «incentivante» dei risultati, tanto dei singoli atenei quanto dei singoli studenti. Si è tirato il fiato quando – dopo gli interventi similari ma meno tesi del presidente del Consiglio di amministrazione Giuseppe di Lella e del rappresentante degli studenti Roberto Peraboni – Sandro Bondi ha introdotto la seconda parte della cerimonia, che prevedeva l’assegnazione della laurea honoris causa in Giornalismo a Maurizio Costanzo. Il ministro dei Beni Culturali ha definito il palco del Parioli – su cui per venticinque anni è andato in scena il Maurizio Costanzo Show – come il luogo di una «psicoterapia collettiva dove una nazione ha lavato catodicamente le proprie colpe». È stato questo il momento in cui il dottorando Costanzo, disincantato, affannato, ma ottimo affabulatore, ha sorriso, prima di tenere anche lui la sua lectio magistralis dal titolo molto autobiografico «Comunicare è vita». «Questa laurea in tarda età, ci ha detto, è un debutto e un congedo. Ma a pensarci bene, più un debutto».