Modesta proposta per il «caporione» del Leoncavallo

Ruggero Guarini

Apprezzo molto la flemma con cui l’onorevole Daniele Farina sta fronteggiando da molti giorni gli attacchi di quella cricca di reazionari che pretende di contestargli il diritto di intraprendere la sua nuova carriera istituzionale di vicepresidente della Commissione giustizia della Camera con la stessa passione con cui, a suo tempo, si consacrò alla sua antica carriera anti-istituzionale di caporione dei leoncavallini spaccatutto.
Lo apprezzo molto perché lascia intravedere un carattere fermo e strofottente. Nonché un’acuta consapevolezza dei sacrosanti diritti di un uomo di lotta che, essendosi tramutato di botto in un uomo di governo, non può sottrarsi al dovere di rispondere ai grugniti dei suoi scomposti avversari sfoggiando la suprema indifferenza di un maestro di quella pratica per definizione divina che è l'arte della metamorfosi.
Vorrei fargli notare, tuttavia, che sebbene sia indubbiamente molto elegante contrapporre una perfetta noncuranza agli insulti dei propri nemici, non è però giusto lasciare impunite parole infami come quelle con cui uno zelante famiglio del cavalier Berlusconi ha osato insinuare che affidare un compito attinente alla Giustizia a un balordo come lui, con alle spalle un passato di esperto nel ramo «Reati Contro lo Stato», compreso il porto abusivo di armi da fuoco, «è come mettere un pedofilo alla presidenza della commissione infanzia».
A questa stupida ingiuria l’onorevole Farina deve affrettarsi a reagire con un'iniziativa che ribadisca una volta per tutte il diritto di quelli come lui a infilarsi da adulti in tutti i buchi del Palazzo che da giovanetti volevano distruggere. E il modo più efficace di ribadire questo diritto sarebbe, a mio sommesso parere, l’istituzione di una raffica di premi, possibilmente annuali, come quelli vagheggiati nella seguente noterella di suppergiù quarant'anni fa. «L'altro giorno una dimostrazione antifascista nella capitale ha messo in frantumi le vetrate di una libreria e bruciato un'automobile in Piazza Colonna. Il ripetersi di queste insufficienti azioni di politica democratica mi ha suggerito che siano dati dei premi agli autori, purtroppo incogniti, di queste manifestazioni di libertà e di cultura politica. È infatti incredibile che dopo vari anni di avvertimenti di questo genere, dati dal popolo fremente di giustizia sociale ai vili possessori di automobili e agli impertinenti proprietari di negozi, che ancora non hanno chiesto di essere nazionalizzati e trasformati modernamente in impiegati dello Stato, vi siano ancora delle persone che osano lasciare sulle piazze il segno oppressivo della loro ricchezza in forma di automobile, e abbiano l'impudenza di pubblicare e di vendere dei libri per diletto e istruzione delle classi privilegiate invece che dei libri per l'istruzione delle masse».
Questa noterella fu scritta da un signore (si chiamava Giuseppe Prezzolini) che quando la compose, negli anni Sessanta, aveva ormai novant’anni suonati, e insieme a un mazzetto di altri suoi scritti è stata di recente riproposta all’attenzione dei suoi ammiratori in un librettino intitolato «Modeste proposte scritte per scago di mente, sfogo di sentimenti e tentativo di istruzione pubblica». L'onorevole Farina dovrebbe comprarlo subito, assaporarlo tutto e affrettarsi a istituire i premi di cui si favoleggia nel passo che ho riportato.
guarini.r@virgilio.it