Modesta proposta per i giudici in ferie

Nonostante la «crisi senza precedenti», anche quest’anno l’Italia sta per chiudere per ferie. I giornali danno conto dei nostri spostamenti attingendo al consueto e ormai super-saccheggiato vocabolario stagionale: il massiccio esodo; il week-end da bollino rosso; le partenze intelligenti. Sarà anche vero che abbiamo imparato a mettere in pratica il tanto invocato scaglionamento: razioniamo le ferie più che si può, vanno di moda i soggiorni brevi e i mordi e fuggi; però agosto resta un buco nero fra luglio e settembre, chi rimane in città sa di non poter far conto sul bar di sotto, sul ristorante all’angolo, sul barbiere di fiducia.
Restano assicurati, e ci mancherebbe altro, i servizi essenziali, quelli di pubblica utilità. Gli ospedali. Le caserme dei carabinieri. Le questure e i commissariati. I pompieri. Gli uffici comunali. Restano in funzione anche quei servizi di cui si farebbe volentieri a meno: dalle pompe funebri agli ausiliari della sosta. Perfino i giornali, che pure non sono di proprietà pubblica, si ostinano a uscire ogni giorno (anche se forse sarebbe meglio per tutti un black out informativo di un paio di mesi con un riassunto in pillole all’inizio di settembre: un numero speciale che dia conto delle consuete tensioni nel governo, dell’immancabile giallo, di qualche terremoto e dei risultati delle Olimpiadi).
Comunque. Tutti i servizi pubblici restano attivi, dicevamo. Tutti meno uno: la giustizia. La giustizia chiude per ferie, come un qualsiasi lavasecco. Ufficialmente, ogni attività è sospesa dal primo agosto al 15 settembre, che già sono quarantacinque giorni, un riposo che non ha eguali in nessun contratto di lavoro; nei fatti, come qualsiasi operatore del settore sa benissimo, c’è la prassi di un «cuscinetto» di quindici giorni prima e quindici giorni dopo quei cosiddetti «termini feriali». Quindi, l’applicazione della legge è sospesa di fatto da metà luglio all’inizio di ottobre. Gli unici processi che vengono celebrati in questa non piccola fetta dell’anno sono le direttissime, che sarebbe come dire gli interventi d’urgenza in un ospedale, anzi molto ma molto meno in termini numerici. Tutto il resto va in sonno: i processi ordinari civili e penali, le inchieste, gli interrogatori, la stesura delle sentenze, l’esame dei ricorsi e degli appelli. Si tenga conto che il letargo si ripete in inverno, dal 15 dicembre al 15 gennaio. Anche qui è questione di categorie: c’è chi fa la settimana bianca e chi il mese bianco.
Poiché non è minimamente in discussione il sacrosanto diritto dei giudici di farsi le ferie, ci chiediamo sommessamente se è una follia, oppure una bestemmia, oppure un attacco all’indipendenza della magistratura, proporre una turnazione come quella che si fa appunto negli ospedali o nelle molto meno indispensabili redazioni dei giornali: in modo che a palazzo di giustizia ci sia sempre la porta aperta, che i processi non si fermino, che le inchieste non restino impantanate.
Ci sembra un’idea che accontenterebbe tutti. I magistrati, che lamentano i troppi arretrati da smaltire; il governo, che farebbe una mini-riforma a costo zero; e i cittadini, che non vivrebbero più estati senza giustizia. Francamente non vediamo controindicazioni. A meno che non si voglia escludere l’amministrazione della giustizia dai servizi pubblici essenziali: ma non sia mai.