Modiano: «Quante stupidate nel ’68 ma anche voglia di non rassegnarsi»

«Occupavamo il liceo per studiare. Ancora oggi però esorto i miei direttori di filiale: “Dovete essere disobbedienti o non cresciamo”»

dal nostro inviato a Rimini

Pare che ogni giovin rivoluzionario, prima o poi, venga preso virilmente da parte dal padre, che con aria accondiscendente ma risoluta cerca di porre fine ai suoi turbamenti da pasionario: «Va be’, ti sei divertito con le manifestazioni. Però adesso lascia lì di fare il pirla, trovati un lavoro e fatti una posizione». Pare che qualcuno - stanco di dibattiti & megafoni - ascolti i consigli del babbo. E la leggenda vuole che pochissimi prendano così alla lettera l'invito da finire ai vertici della classe dirigente. In politica, nei giornali, nella scuola. Perfino in banca.
La leggenda, qui al Meeting di Rimini, ha la faccia molto bancaria di Pietro Modiano, 57 anni, direttore generale di Banca IntesaSanpaolo. «Lui è un grande», mi dice Mirco-senza-cappa (la mamma non voleva fosse un nome troppo filobolscevico ma il papà è di Fidenza e di questa militanza ciellina non è che vada felicissimo). A me pare un banchiere normale, ma la storia ancora non la conosco. Un po' me la anticipa Mirco, che sta seduto accanto a me, studia Economia a Parma e in banca ha cominciato con uno stage: «A parte che è cattolico dichiarato - mette le mani avanti - ha fatto il Sessantotto!».
La storia vecchiotta dei banchieri di Dio a Mirco la risparmio; però questa idea dello squalo della finanza col passato da agit-prop è curiosa. «Non avrei mai pensato di prendere questa strada - spiega Modiano all'auditorium -. Ma la coerenza l'ho mantenuta». Sussulto, si sente un «seee». Eppure, Modiano spiega: «Pensiamo al Sessantotto e vediamo Quaderni di Mao, ma noi eravamo giovani, uniti e andavamo a messa, non eravamo rivoluzionari». La platea si distende, applaude. Oddio, a dir la verità le ovazioni più sonore sono per l'ex Pci Giovanni Cominelli che definisce quella della falce e martello «una pessima idea realizzata perfettamente». Però anche Modiano, pur senza sbeffeggiare i comunisti, riscuote il suo successo. La claque la guida Mirco, che ribolle in una specie di estasi dirigenzial-attivista. Altri modelli e altre aspettative. Calciatori, attori e cantanti vanno bene fino all'adolescenza; poi nel pantheon di uno studente entra in pompa magna un banchiere. Che fa meno sogno e più reale prospettiva di vita e lavoro.
«Occupavamo il liceo per studiare gli impressionisti, urlavamo “la prof. Bassi sarà il nostro Vietnam”. Di stupidate ne abbiamo fatte anche noi nel '68», continua Modiano. Eppure qualcosa è rimasto. Non il miracolo che ha dipinto la storiografia passata. Ma neanche il marchio di infamia che si vorrebbe porre ora. «Era la voglia di non rassegnarsi, la stessa che oggi mi fa finire sotto tiro alle convention, quando dico ai direttori di filiale: “Dovete essere disobbedienti, altrimenti non cresciamo”». E insomma, che poi sarebbe bello vedere i direttori con la kefiah sopra al gessato imporre i tassi più alti al grido di «10, 100, 1000 cambiali!», però la cosa bisogna intenderla in generale. Magari calandosi in quello spirito genuino di partecipazione («ma senza canne e amore libero, purtroppo») di cui il Sessantotto era intriso e che oggi non si trova da nessuna parte. Salvo qui.
Parla il leader laico Giancarlo Cesana, spiega che Cl sopravvive proprio per questo motivo. Mi guardo intorno e sono circondato da liceali attenti. Mentre gli ex ribelli sono sulla via dei sessanta e si siedono in cattedra, ora la scuola è affar loro. Manuela è timida e fa la quarta artistico ad Arezzo. Non guarda negli occhi e ride troppo stridula: «Fanno le occupazioni anche da noi, ma non ci vado. Hanno tutti vergogna di dire che non la pensano come i rappresentanti di istituto, e quindi me ne sto a casa». Da lei non ci sono le aule in cui fare gruppo, in cui far fruttare davvero il tempo dell'autogestione. Federica invece rivuole un suo Sessantotto posticipato: «Il mio professore voleva togliere il crocifisso. Glielo abbiamo impedito e ora in tre abbiamo il debito formativo. Dovremmo reagire anche noi. I sessantottini erano cattolici». Mirco no, lui senza la sua cappa ancora ha in mente le ultime parole del Gran Direttor Modiano: «Quando ho capito che i cattivi c'erano ed erano quelli di piazza Fontana, quando non sono più riuscito a mettere insieme i pezzi, sono partito soldato». E tu Mirco? Finalmente sorride: «Io sono dell'85, la leva non la faccio. E poi avrei comunque fatto l'obiettore».