«Modifiche alla Costituzione senza stravolgerne i principi»

Il capo dello Stato: «Sull’economia sono ottimista: avverto la voglia del rilancio»

Massimiliano Scafi

da Roma

«Modifiche», sì. Aggiustamenti, ritocchi, cambiamenti piccoli piccoli, pure. Ma niente stravolgimenti, nessuna trasformazione radicale. La Costituzione, dice Carlo Azeglio Ciampi, è «un atto fondante della comunità nazionale», ha ancora «una straordinaria validità» e quindi non può essere rovesciata come un pedalino. Il capo dello Stato non vuole certo frenare le riforme: dopo più di mezzo secolo, la Carta può dunque «anche» essere aggiornata. Però, avverte, «bisogna rispettarne i principi fondamentali».
Ciampi parla a Verbania, a pochi giorni dall’inizio del dibattito parlamentare sulle due leggi che stanno spaccando il Paese, la devolution e la legge elettorale. E parla nella Casa della Resistenza, che lui considera atto finale del Risorgimento e atto di nascita della Repubblica. Un luogo simbolico, spiega, «che ci invita a guardare alla Costituzione come all’atto fondante della nostra comunità». Fondante, non eterno. «Certo - aggiunge - può pure essere modificata, ma avendo ben presente che nel suo impianto generale ha dimostrato una straordinaria validità e che suscita rispetto e ammirazione. La Carta ha assicurato agli italiani decenni di sviluppo e di democrazia, ha costituito presidio della comunità nazionale, tratto distintivo della nostra identità moderna». Conclusione: «La Costituzione ha reso cittadini gli italiani» e Ciampi, difendendo l’unità d’Italia, ha «lavorato per l’interesse collettivo».
E visto che abbiamo «una memoria condivisa», ora è il momento di «condividere gli sforzi» per uscire da una difficile situazione economica. La Finanziaria è al Senato, i conti soffrono, i sindaci protestano per i tagli, i sindacati minacciano lo sciopero generale. Ciampi è «molto preoccupato», ma si sforza a seminare manciate di fiducia, perché, dice, ce la possiamo fare. «Riprendere la via dello sviluppo - spiega - sta solo a noi. Il punto è che, oggi più di ieri, è necessario uno sforzo nazionale». Bisogna però remare tutti nella stessa direzione: «Servono unità, volontà collettiva, concertazione tra imprenditori, lavoratori e istituzioni». E bisogna remare forte: «Il tempo del recupero per la nostra economia deve essere breve».
Tira un’ariaccia, ma è sbagliato vedere tutto nero. «Sono preoccupato - dice ancora - , però, credetemi, io continuo a essere ancora saldamente ottimista per il nostro futuro perché do per scontato che sia largamente condiviso il convincimento che per una vera ripresa economica sia necessario mettere da parte gli egoismi e avere in mente, come stella polare, il bene comune». C’è già, «soprattutto in provincia», qualche segnale di risveglio. «Avverto la voglia di rilancio, il desiderio di non abbandonare la partita resa così complicata dalla globalizzazione dei mercati che apre prospettive, ma toglie certezze». E c’è una battaglia che non si può perdere, quella del turismo: «Non possiamo permetterci una crisi in un settore strategico. Servono politiche più aggressive». Un esempio? Tagliare «i ricavi».