"Modifiche sui reati mafiosi? Falsità" La secca smentita di Palazzo Chigi

Una nota del governo smentisce che il presidente del Consiglio voglia modificare la norma che ha consentito di arrivare al
concorso esterno in reati di mafia. "Voci false, tendenziose e destituite di ogni
fondamento". E il ministro Alfano rilancia: "Stiamo lavorando a un piano straordinario di lotta alla mafia"

Roma -  Lo scontro politico sulla giustizia va avanti senza esclusione di colpi. Nel "frullatore" mediatico-giudiziario finisce di tutto: vecchi dossier, le accuse a Dell'Utri e le rivelazioni di Ciancimino. I magistrati di Palermo sono pronti a indagare il premier per "concorso esterno in associazione mafiosa". E subito scatta l'accusa al premier: per salvarsi il Cavaliere punta a mettere mano ai reati contro la mafia. Ma Palazzo Chigi smentisce: solo bugie.

Palazzo Chigi: solo falsità "Circolano voci false, originate da alcuni giornali, in merito alla volontà del presidente del Consiglio di modificare la norma che ha consentito di arrivare al concorso esterno in reati di mafia. Si tratta di voci false, tendenziose e destituite di ogni fondamento". È quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi, che prosegue: "Ci troviamo di fronte ad un comportamento molto pericoloso, perché si basa su voci inventate sì, ma che potrebbero addirittura favorire il fenomeno criminale. Queste falsità sono tanto più gravi se rivolte contro un presidente del Consiglio ed un governo che hanno fatto della lotta alla criminalità mafiosa uno dei punti qualificanti della loro attività".

L'accusa di Repubblica In un articolo che partiva dalla prima pagina (Uno scudo al Cavaliere per i reati di mafia), il quotidiano di Ezio Mauro ha scritto: "Vogliono mettere mano al reato di concorso esterno in associazione mafiosa... quello che ha portato alla sbarra tanti politici nelle zone di mafia, camorra, 'ndrangheta. Un reato che in realtà non esiste, perché nel codice penale non c'è ma che 'vive' per le pronunce convergenti della Cassazione. Quindi un elitto assodato, consolidato, fermo nella storia del diritto"

Berlusconi nel mirino "Ma quel crimine - prosegue l'articolo di Repubblica -si avvia ad avere una macchia. Potrebbe essere utilizzato dalle procure di Caltanissetta, Palermo e Firenze per indagare il presidente del Consiglio. Quindi i consiglierigiuridici del premier si stanno muovendo in anticipo per terremotarlo.

Alfano: no nuove norme Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, smentisce categoricamente ogni intenzione, da parte del governo, di modificare l’articolo 416 bis del Codice penale, ovvero quello che prevede il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Al contrario, dice Alfano conversando con i cronisti a San Macuto "stiamo lavorando con il ministro dell’Interno Roberto Maroni e sotto la guida del presidente del Consiglio a un piano straordinario di lotta alla mafia. Ci siamo già riuniti e aggiungeremo altre norme a quelle, efficaci, che abbiamo già presentato e domani saremo a Caserta per fare di quel modello un modello esportabile".