Modigliani scultore al Mart di Rovereto

Selezionate dopo un lungo lavoro di ricerca scientifica durato sei anni, un nucleo di eccezionali sculture dell’artista toscano Amedeo Modigliani, sarà al centro di una mostra irripetibile al Miart di Rovereto (Trento), allestita nell’edificio espositivo creato dall’architetto Mario Botta. Uno spazio sterminato dove è presente in contemporanea anche una mostra dello stesso Botta. Le opere di Modigliani sono state oggetto di studio e di approfondimento per gli specialisti e saranno per il grande pubblico un’occasione u nica per conoscere un capitolo ancora poco indicato della vita artistica del grande Modigliani. Si tratta di venticinque sculture identificate ad Ceroni e solo 15 oggi, appartengono a collezioni pubbliche, mentre le restanti sono disperse o conservate presso inaccessibili collezioni private. Con questa mostra il Miart intende offrire un nuovo contributo a un aspetto centrale della vicenda artistica di Modigliani, un artista che amava definirsi più , nonstante le sue tele siano di straordinaria bellezza e originalità. Amedeo Modigliani, infatti, tra il 1911 e il 1913, abbandona la pittura e si dedica alla scultura. L’artista livornese in queglia anni mette a punto una sintesi inedita fra originali accenti figurativi ed elementi della tradizione. E’ per questo che il progetto espositivo si concentra su l corpus delle sculture del genio di Modigliani che dall’Italia andò a Parigi a conoscere quale scompigli nel mondo dell’arte stava avvenendo in quegli anni. Purtroppo le opere di Modigliani, fu più apprezzate da morto che da vivo, ma la sua fama raggiunse poi livelli che nulla avevano da invidiare ad altri grandi artisti che cambiarono la scena del Novecento. Sono stati pochi i protagonisti delle avanguardie artistiche del Novecento che hanno saputo cogliere le suggestioni della storia con la capacità di intrecciarle con un linguaggio personale. Modigliani è tra questi in quanto ha saputo cogliere la lezione della scultura arcaica , medioevale e rinascimentale.

Va tenuto conto senza dubbio anche la scoperta dell’arte orientale e tribale attraverso le ricerche di Brancusi e Picasso che, sono state per Modigliani un importante campo di riferimenti per l’inizio di un rivoluzionario percorso creativo. Ancora oggi le sue sculture hanno forme enigmatiche una purezza sconvolgente, una verginità tutta particolare, come ha dimostrato Ambrogio Ceroni che per la prima volta nel 1965, ha catalogato l’intera opera di Modigliani scultore. Questi capolavori alcuni poco conosciuti, sono avvolti da un alone di mistero , ma non c’è dubbio che le sue sculture e disegni siano state considerate funzionali alla sua ricerca pittorica. A colmare questa lacuna storica ci ha pensato il Miart con l’obbiettivo di ridefinire un aspetto centrale della vicenda di Modigliani. Uno studio pioneristico, ancora oggi imprescindibile per la conoscenza delle sue opere; in questa mostra vengono chiarite questioni ancora irrisolte, come la sequenza temporale delle sculture e del rapporto esistente tra queste ultime e i disegni preparatori ancora esistenti, tutti presenti in mostra con un ‘accurata selezione per meglio cogliere il rapporto tra progetto e realizzazione. Splidida del 1911 e dello stesso anno. Ma così pure del 1910-1911. La rassegna curata da Gabriella Belli supportata da un comitato scientifico di cui fanno parte Flavio Fergonzi, Alessandro Del Puppo, Brigiyye Lèal, Elke Schmit e Kenneth Wayne (sponsor UniCredit, Casa del Vino della Vallagrina), che aprirà i battenti il 18 di questo mese chiuderà il 27 marzo, sarà accompagnata da filmati, laboratori dibattiti e incontri con docenti di storia dell’arte. La mostra è accompagnata da un approfondito catalogo con i contributi dei curatori stessi della rassegna. Il catalogo è edito dalla Silvana editoriale. Il museo è aperto tutti i giorni.