Moelgg firma un'impresa: vince in slalom a 34 anni

L'azzurro mette in fila i "ragazzini" e torna al successo dopo 8 anni

Ed eccola la vittoria! Attesa, voluta, inseguita, soprattutto meritata! L'Italia dei 15 podi in coppa comincia il nuovo anno con il favoloso slalom di Manfred Moelgg a Zagabria, gara un po' folle e un po' falsata dal vento, certo, ma guai a dire che «Manni» ha vinto per la fortuna. Ha vinto perché ha sciato meglio di tutti, troppo bene, senza una sbavatura, senza un'indecisione, all'attacco da cima a fondo, bravo nella prima manche (era quinto ma vicinissimo alla vetta) sublime nella seconda, quella spazzata da folate feroci che ad alcuni (non a lui, questo va detto) hanno impedito di vedere dove mettevano gli sci. Gli dei Kristoffersen e Hirscher? Dietro, battuti, e la loro sconfitta era nell'aria, vuoi perché due giorni fa, evento più unico che raro, era caduta anche Mikaela Shiffrin, vuoi soprattutto perché le condizioni ieri erano quasi proibitive, con nebbia e neve fitta nella prima manche, con il vento che nella seconda ha innervosito chi aveva qualcosa da perdere. E se Hirscher ha sfogato la sua rabbia in pista, sciando male come da tempo non faceva, Kristoffersen, finora imbattuto in slalom nella stagione, ha commesso qualche micro errore che lo ha relegato al terzo posto e reso una furia nel dopo gara, quando a fatica è riuscito a fare i complimenti a chi lo aveva battuto, Moelgg e Felix Neureuther.


Bisogna anche saper perdere caro Henrik, quello che da due inverni fanno gli slalomisti incapaci di batterti e che da quasi otto faceva Manfred, che a 34 anni ha colto la terza vittoria e il tredicesimo podio della sua lunghissima carriera, un trionfo goduto come pochi proprio per il lungo digiuno precedente. E goduto anche perché dopo la sua favolosa seconda manche, chiusa con ben 72/100 di vantaggio su Neureuther che pure aveva sciato benissimo, Manfred ha dovuto aspettare quattro atleti e ne ha viste di tutti i colori: ha visto Hirscher sbagliare e finire battuto di oltre un secondo, ha visto l'americano Engel, sorpresa della prima manche chiusa al terzo posto con pettorale 45, sciare malissimo e uscire davanti al traguardo, ha visto poi il vecchio Lizeroux, 37 anni e secondo a metà gara, scendere avvolto in un vortice di vento che gli impediva di vedere le giuste linee e finire quindi lontanissimo, furioso più di Eolo. Infine ha visto l'austriaco Manuel Feller, per la prima volta al comando a metà gara, inforcare la seconda porta. Ne sono successe di tutti i colori, è vero, ma quando Manfred ha tagliato il traguardo con il miglior tempo totale e anche parziale di manche siamo sicuramente stati in molti a pensare «è fatta», perché meglio di così era davvero impossibile fare.


Ma che grande è stato Moelgg a restare a galla in un mondo in continua e costante evoluzione tecnica, con ragazzini impertinenti come Hirscher prima, Kristoffersen poi, arrivare e vincere, vincere, vincere, come se questa fosse la cosa più facile del mondo? Nell'estate del 2014 Manfred ha dovuto anche riprendersi da un grave infortunio, la rottura del tendine d'Achille, ma mai, nemmeno per un secondo, ha pensato di mollare. E il Moelgg di oggi è sicuramente il migliore di sempre, tecnicamente e anche mentalmente. Pensiamo a Manuela, a fine anno diventata la più anziana nella storia della Coppa a salire sul podio in gigante, e ci chiediamo di cosa sono fatti questi due fratelli che, visti così, fisico più da ciclisti che da sciatori, sembrano non avere chance in un mondo di super muscolari. Poi li vedi sciare in gara e hai la conferma che nello sci a contare più di tutto è sempre la testa, è crederci sempre e avere una voglia folle di andare forte, senza paura di perdere.

Da Garmisch a Zagabria, sono trascorsi quasi otto anni dal ritorno alla vittoria per Manfred Moelgg: il 1° febbraio 2009 vinse sulla pista tedesca, ieri di nuovo sul gradino più alto del podio in Croazia. Lo sciatore di Brunico aveva vinto uno slalom di Coppa del Mondo
anche a Kranjska Gora nel marzo 2008