Moffa (An) indagato: «È giustizia a orologeria»

Accusato di corruzione per la costruzione di un capannone quando era sindaco di Colleferro nel Lazio. «Addebiti assurdi»

da Roma

Un capannone fatto costruire tra il ’94 e il ’95 in spregio al piano regolatore, quando è stato per la prima volta sindaco di Colleferro, grosso comune alle porte di Roma. Un’ipotesi di reato grave, abuso d’ufficio e corruzione, istruita dal sostituto procuratore Travaglini di Velletri. L’inibizione immediata a dimorare nel comune di cui è tornato a essere sindaco, nonché la sospensione dall’esercizio di pubblico ufficio e il divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriali e/o professionali, disposta dal gip Aldo Morgigni.
È cominciata tutta in salita, la campagna elettorale di Silvano Moffa, sottosegretario alle Infrastrutture, sindaco di Colleferro e candidato di An alla Camera per le prossime elezioni. Secondo il suo collega di partito Enzo Fragalà si tratta di un «gravissimo attacco dei magistrati», vista l’«inquietante tempismo della magistratura che agisce a pochi giorni dalle elezioni». Per Cristiana Muscardini, altra collega di An, «sarebbe il caso di aprire un’inchiesta su quel tribunale», perché la vicenda «è una nuova dimostrazione dell’utilizzo strumentale, da parte di molti, del sistema giudiziario».
Ex presidente della provincia di Roma, esponente di spicco della corrente di Destra sociale, Moffa ha preferito divulgare lui stesso la notizia dell’iscrizione sul registro degli indagati. «In data odierna - ha raccontato - mi è stato notificato un provvedimento del gip presso il tribunale di Velletri per presunta corruzione nella quale sarei incorso per la realizzazione del progetto Sloi in Colleferro... ». Il sottosegretario ha ricordato di aver già denunciato, «in tempi non sospetti, i metodi di indagine della Procura di Velletri, finanche al Csm, non avendo nulla da temere ove le indagini siano compiute in modo obbiettivo e senza pregiudizi». Secondo l’indagato sono «infondati gli addebiti che mi vengono mossi», anzi, del tutto «assurdi, considerato che le approfondite indagini, anche da parte della Guardia di finanza, non hanno accertato alcuna disponibilità di somme illecite o ingiustificate né da parte mia né da parte dei miei familiari».
Il sospetto nutrito da Moffa sta però «nella singolare coincidenza della inibizione all’accesso e dimora a Colleferro, mio collegio elettorale, e il fatto che il provvedimento segue di soli due giorni la presentazione della mia candidatura alla Camera per le politiche». L’indagine vede indagati, assieme al sindaco di Colleferro, anche Claudio Pallotta, dirigente dell’ufficio tecnico del Comune e consigliere d’amministrazione della società di servizi Sloi; Maurizio Grigolin, amministratore delegato dell’azienda Fornace e calce Grigolin, e Gaetano Iacobucci, consigliere d’amministrazione del consorzio di cui faceva parte la società stessa. I fatti risalgono alla prima metà degli anni Novanta. «Mi viene addebitato - ha spiegato Moffa - che il corrispettivo della compravendita di un terreno industriale (in località Piombinara di Colleferro, ndr) della Sloi, versato da un imprenditore privato sul conto corrente della Sloi nell’ottobre 2004, sarebbe stato fino a oggi nella mia disponibilità». A quanto ricostruisce il sindaco, la prova della presunta corruzione, secondo la Procura, starebbe nel fatto che questa somma versata sia nella disponibilità del presidente della Sloi, cioè dello stesso sindaco Moffa. «Ma tale somma - ha chiarito -, dall’ottobre 2004 a oggi risulta ancora integralmente sul conto corrente della Sloi e quindi mai prelevato». In più, «ho dato le mie dimissioni da presidente di questa società fin dal maggio 2004, con pubblica comunicazione, come chiunque può verificare dalle visure camerali, e quindi in epoca ben precedente al versamento da parte dell’imprenditore del corrispettivo dell’acquisto del terreno».