Moffa: «La Provincia? Serve un nuovo modello di sviluppo»

Sembra ancora da definire il candidato del centrodestra alla presidenza della Provincia, un nome che necessariamente dovrà essere condiviso dalla CdL, in possesso dei requisiti necessari per contrapporsi a un avversario come Enrico Gasbarra. In questi giorni, però, si registra un timido tentativo di inciucio neocentrista da parte dell’Udeur, mentre riprende corpo l’ipotesi di un ritorno di Silvano Moffa a Palazzo Valentini. Ne parlano alcuni autorevoli esponenti di An. Per Andrea Augello «il lavoro svolto da Moffa è stato prezioso e importante per l’istituzione», mentre Bruno Prestagiovanni sottolinea come «il cambiamento operato sia stato notevole e apprezzabile». Francesco Petrocchi dice: «Quando ha governato ha dato concretezza alla Provincia, a differenza di oggi quando l’Ente appare scialbo e impalpabile». «Sarei veramente felice - dichiara Barbara Saltamartini - che fosse di nuovo presidente». Ma c’è chi non è d’accordo. Marcello Perina, presidente dell’Assemblea nazionale di An, si sbilancia: «Moffa merita ben di più, perché è un uomo di governo». Sentiamo il diretto interessato.
Sul candidato presidente An prende tempo. Che significa?
«An non sta prendendo tempo. Vuole avviare un confronto serio con tutti gli alleati per individuare il candidato migliore, ma anche per stilare una piattaforma programmatica, che affronti il tema del futuro della Provincia».
Un giudizio su Gasbarra...
«In questi cinque anni la Provincia ha perso smalto e spessore, da soggetto protagonista del cambiamento istituzionale e delle grandi trasformazioni che riguardano il governo del territorio, si è ridotta a essere un po’ la succursale del Campidoglio. Una Provincia che poteva svolgere un ruolo importante soprattutto nella programmazione socio-economica, come modello di sviluppo territoriale in termini europei e che invece si è molto ripiegata su se stessa. Il fatto stesso che oggi ancora non si avvii una riflessione seria sui nuovi assetti che riguardano l’area metropolitana, la dice lunga su quello slogan di Provincia Capitale che poi si è bruciato nel tempo».
Quali le occasioni mancate?
«Soprattutto quella di continuare a tessere un rapporto costruttivo con il sistema territoriale nel suo complesso, cercando di veicolare un’idea di sistema territoriale, dove mantenendo le identità dei luoghi e dei Comuni ci fosse la consapevolezza di una scala di governance diversa, capace di far dialogare la Capitale con le municipalità della Provincia, creando un collante e non una separazione».
Lei che farebbe?
«Credo di aver dato un contributo positivo importante in momenti difficili in cui la Provincia doveva uscire un po' dal cono d'ombra dell'indeterminatezza, nel campo della programmazione territoriale, della creazione dei nuovi centri per l'impiego, della gestione integrata del servizio idrico, di una nuova concezione della mobilità urbana ed extraurbana, della realizzazione di nuove scuole. Credo che a suo tempo siano state messe in piedi dinamiche veramente importanti che hanno dato vigore alla Provincia. Penso bisognerebbe riprendere quel discorso che per molti versi è stato un po' accantonato, ma in una visione che superi il modello della Provincia vecchio stampo. Dovremmo immaginare questa legislatura che verrà come l'ultima della Provincia quale abbiamo pensato e immaginato fino a oggi anche con la riforma della 142».