Moffa: «Trasformare la Provincia è una sfida che il Pdl può vincere»

Silvano Moffa, An confluisce nel Popolo della Libertà. Questo schema politico verrà confermato anche per le elezioni comunali e provinciali?
«Certo. È una scelta irreversibile. Abbiamo dimostrato per primi un senso di responsabilità, confluendo e mettendo in piedi questo nuovo soggetto politico. Sono stati messi da parte alcuni egoismi, anche legittimi, che potevano essere di difesa dello status quo, per una nuova avventura».
Le dimissioni di Gasbarra da presidente della Provincia sono una fuga?
«Al di là di quello che appariva, Gasbarra non ha mai amato questo ente al punto di rimettersi in discussione per portare avanti un progetto. Negli ultimi tempi la Provincia è diventata sempre più opaca, una succursale del Campidoglio, perdendo specificità e identità. Penso al problema degli Ato, alla gestione dei rifiuti, al sistema idrico integrato, ai trasporti. Tutti problemi che negli ultimi tempi si sono fortemente aggravati e non sono stati risolti dal Campidoglio, dalla Provincia di Roma, tanto meno dalla Regione Lazio. È il sintomo della crisi del modello veltroniano, di articolazione di un sistema di potere del centrosinistra sulla Capitale, sulla Provincia, sulla Regione. Lo stesso Bettini ammette che il modello Roma si è esaurito, lasciando aperti enormi problemi quotidiani ai cittadini romani. Se oggi ci sono una domanda di maggiore qualità urbana e la richiesta di una vita meno difficile e più sicura, è proprio perché alla sinistra è mancata la cultura della complessità. La vera sfida di oggi è governare la complessità».
Una critica precisa a Gasbarra?
«Più che a Gasbarra la farei a due aspetti delle sue politiche. Il primo ha riguardato la sostanziale destrutturazione del sistema Provincia anche nella sua organizzazione interna. Ha umiliato professionalità interne di altissimo livello a vantaggio di una sorta di colonizzazione proveniente dal Comune di Roma. Questo è stato un errore, come pure aver voluto distruggere tutto quello che di positivo era stato fatto prima. Penso ai tanti progetti di edilizia scolastica accantonati e al fatto che Roma non ha più coltivato l’idea importantissima dell’Arco Latino, articolazione di sviluppo nell’area del Mediterraneo. L'integrazione tra sistemi territoriali, ferroviari e portuali era una delle missioni sulle quali la Provincia doveva spendersi».
Il candidato del centrodestra quali caratteristiche deve avere per contrastare la ventilata candidatura di Zingaretti?
«Dovrà essere portatore di un progetto di trasformazione, innovazione e modernizzazione del sistema territoriale. Penso a qualcuno in grado di mettere in moto la grande trasformazione della Provincia, conoscendone a fondo criticità e potenzialità. Avere una cultura di governance territoriale significa difendere le specificità dei luoghi ma anche renderli fortemente competitivi su una scala più alta di valori, mettendo in moto le energie imprenditoriali delle piccole e medie imprese artigianali, vera ricchezza del nostro territorio, che sono state abbandonate. Non si tratta di fare scelte di immagine. Servono persone con competenze amministrative, capacità di governo e lungimiranza.