Mogadiscio, rapiti quattro operatori somali di una ong italiana

Sono tre uomini e una donna che lavorano per l'associazione "Acqua per la vita". Dal 21 maggio sono tenuti ostaggio anche Iolanda Occhipinti
e Giuliano Paganini, e il loro collega somalo Yusuf Arale. Scontri a nord di Mogadiscio: 26 morti

Mogadiscio - Un gruppo di uomini armati ha sequestrato alle porte di Mogadiscio quattro operatori umanitari somali dell’ong italiana, "Acqua per la vita". Un governatore della regione della Bassa Shabelle, Abdulqadir Sheik Mohamed, ha precisato che si tratta di una donna e tre uomini, sequetrati oggi mentre si trovavano a bordo della loro autovettura. Stando a quanto si legge sul sito on line, l’Associazione «Acqua per la Vita» è stata fondata da Elio Sommavilla nel 1987 con l’obiettivo di preparare i giovani geologi somali a trovare delle soluzioni ai problemi della Somalia, quali la scarsità di acqua da bere e l’alta salinità, causa prima dell’alta mortalità infantile.

Dallo scorso 21 maggio sono tenuti ostaggio in Somalia anche due operatori umanitari italiani, Iolanda Occhipinti e Giuliano Paganini, e il loro collega somalo Abdirahman Yusuf Arale. Il 22 giugno scorso è stato rapito anche il direttore dell’ufficio dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) nell’area di Mogadiscio, Hassan Mohamed Ali.

Almeno 26 persone sono rimaste uccise nei violenti scontri scoppiati a nord di Mogadiscio dopo un’imboscata tesa dai guerriglieri islamici a un convoglio delle truppe etiopi. Tra le vittime figurano anche sette soldati di Addis Abeba, stando a quanto hanno riferito alcuni residenti.