Moggi: «Dovevo difendere la Juve da Carraro»

«La società sapeva anche le virgole di quello che facevo: mai fatto niente di mia iniziativa»

Gian Piero Scevola

Dal 14 maggio, ultima di campionato della Juventus a Reggio Calabria, quando con la voce rotta dall’emozione aveva annunciato il suo addio al calcio, Luciano Moggi non aveva più parlato. A “cantare” era stato però costretto il giorno dopo a Roma davanti ai pm Giuseppe Narducci e Filippo Beatrice, emozionandosi, scoppiando due volte in lacrime e lasciando un’impressione ben diversa dal Moggi sicuro di sé, presuntuoso, fors’anche arrogante, che tutti conoscono. Ma il grande ritorno, quando tutti meno se l’aspettavano, proprio alla vigilia del processo sullo scandalo del calcio di cui Moggi (che oggi andrà a trovare Pessotto) è il protagonista principale, è stato ieri sera a Ballarò, il settimanale di Raitre condotto da Giovanni Floris.
Sono stato crocifisso
«Per due mesi sono stato mortificato da tutti, incolpato prima di essere giudicato. Sono stato crocifisso. Non sono un angelo, ero in un ambiente di diavoli e per stare con il diavolo bisogna essere al loro livello. Parlo di diavoli in senso generale, non mi riferisco al Milan». Così, con un accostamento dissacrante, l’ex dg bianconero si presenta come vittima sacrificale, mentre le lacrime gli solcano il viso. «Sono venuto in tv per rispetto della mia famiglia, della Juve e dei milioni di tifosi che gioivano della forza della squadra. Non sono venuto a difendermi, ma la cattiveria di questo periodo ha dell’incredibile e ha distrutto la mia famiglia e anche quella di mio figlio: l’hanno messa in crisi, laddove c’era la gioia di vivere adesso c’è il dolore». Evidente l’allusione al figlio Alessandro intercettato che a un amico diceva di Ilaria D’Amico: «Ho speso 10.000 euro per portarla a cena a Parigi, ma è andata buca».
Io capro espiatorio
«Io e Giraudo sembriamo i mostri, eppure fino a poco tempo fa dicevano che eravamo i migliori. Forse proprio per preparare tutto questo. Ma ora potrebbero succedere tante altre cose: Moggi e Giraudo erano un piccolo fortino in cui ci si difendeva da tutto quello che poteva accadere. E senza Moggi il calcio non sarà migliore, potrebbe anche essere peggiore».
Attenti alle lobby
«Adesso le lobby verranno fuori ancora di più. Quali sono? Ci sono i giudici che sanno tutto. Io posso solo fare riferimento al potere economico e federale. Il potere delle banche? Dipende dalle esigenze che hanno le società con le banche. Se mi chiede di Roma e Lazio, non so dire niente. A noi, come Juventus, non servivano. La Juve poi sapeva tutto quello che facevo, anche le virgole. Non ho mai fatto qualcosa senza che la società non sapesse. Ogni cosa veniva portata in Consiglio e discussa con Giraudo e Bettega. Ma questo accadeva perchè erano cose lecite, non illecite».
Il potere nel calcio
«Il potere è una parola astratta, il calcio non dà potere. Il calcio mi ha dato lavoro, ma io ho dato un contributo importante alle società per le quali ho lavorato. Io padrone del calcio? Non ho mai partecipato a un’assemblea di Lega o Figc se non come uditore o invitato, nè tenevo a partecipare alle elezioni».
Il bravo di Berlusconi
«La Juve non ha meritato le vittorie? Chiedetelo a Berlusconi. È venuto negli spogliatoi a congratularsi e a dirci che eravamo stati bravi a comprare giocatori come Ibrahimovic. Il Milan probabilmente non lo ha fatto. Sì, Berlusconi mi ha chiesto di andare al Milan, io sono andato a Palazzo Grazioli da invitato. Lui, forse, poi ha cambiato idea. Forse per le intercettazioni? No, lo avrebbe saputo prima. Sarà successo qualcosa con Galliani, ma io comunque avevo rifiutato. I miei colori sono quelli della Juventus. Non tocca a me dire se La Juve rischia la B, non sono io il giudice».
La sorpresa di Galliani
«Galliani non pensava che uscisse tutto questo sul Milan. Le intercettazioni vanno fatte a 360 gradi. Solo intercettando tutto il sistema calcio, si capirebbe come funzionano le cose. Se si intercettassero tutti i dirigenti, compreso Carraro, si capirebbe tutto». Moggi fa riferimento al potere che il Milan eserciterebbe attraverso i diritti tv. «Il problema di Galliani presidente di Lega è semplice e si risolve con un conciliabolo tra società di A e B. Dipende tutto dai diritti tv e decide chi ha il potere economico. La Juventus non ha potere, è una società col bilancio sempre in attivo e che mai ha chiesto soldi alla proprietà».
Carraro contro la Juve
«È una certezza, abbiamo capito che qualcosa non funzionava e scoperto che Carraro aveva detto di aiutare i club che portavano voti. Questo abbiamo messo in atto, non per avere favori, ma per evitare svantaggi».
Mai chiesto un arbitro
«Siamo andati a cena con Bergamo prima di Livorno-Juve, ma ci sono andati anche Facchetti, Tanzi e tanti altri. Ai designatori non ho mai chiesto un arbitro, volevamo soltanto che ci fossero i migliori e che la Juve non fosse danneggiata. Sì, a Bergamo ho dato due ricariche e parlavamo di cose mie e di tutto. Usavo un sistema particolare per non fare sapere niente a nessuno. Quanto a Paparesta, il suo sequestro è una barzelletta. Ho solo girato la chiave, poi ho detto all’assistente di riaprire la porta. Non l’ho chiuso negli spogliatoi, ci sono i testimoni e sfido chiunque a dire il contrario».
I ragazzini della Gea
«Sono ragazzini che non hanno il pelo sul petto e la furbizia. Ogni società vuole i giocatori migliori, e a volte tra i migliori ci sono anche quelli della Gea. Ma quando si trattavano giocatori Gea con mio figlio, ci pensavano Giraudo e Bettega».
L’addio alla Juve
«Non sono stato licenziato dalla Juventus, ho dato io le dimissioni dal cda, dall’incarico di direttore generale e da quell’ordinamento in cui non mi ritrovavo più. Non sono andato da Borrelli, non per mancanza di rispetto, ma perché non ritenevo plausibile fare l’interrogatorio e dire le stesse cose di Giraudo».