Moggi e Giraudo indagati anche per sequestro di persona

I Pm li accusano di aver chiuso Paparesta nello spogliatoio. Ma l’inchiesta non si fermerà qui. E Gaucci attacca ancora Della Valle: «Voleva comprare lo spareggio»

Massimo Malpica

nostri inviati a Napoli

L’eruzione giudiziaria all’ombra del Vesuvio era annunciata, ma ha fatto comunque rumore. E ha colpito molto lontano e molto in alto rimettendo in discussione scudetti già assegnati e da assegnare, piazzamenti in Champions, retrocessioni e promozioni. La Pompei del calcio incenerisce i massimi vertici del «sistema», brucia carriere e profitti di arbitri famosi, rende ancora più infuocato il clima pallonaro con l’iscrizione sul registro degli indagati dei Grandi Vecchi (da Carraro a Moggi fino a Giraudo) e dei Piccoli «Moralizzatori» come i presidenti di Lazio e Fiorentina, Lotito e Della Valle. Su input delle toghe partenopee, a fare fuoco e fiamme è stato il reparto operativo dei carabinieri di via In Selci, a Roma. L’onda sismica si è diffusa con perquisizioni nelle inviolabili stanze del Potere: prima la Federcalcio, poi l’Ufficio indagini e l’associazione arbitri, alla fine pure casa del presidente Carraro. Sequestrati carteggi e documenti, molti referti arbitrali risulterebbero contraffatti. Il lavoro di verifica sulle intercettazioni e sul materiale già raccolto dagli inquirenti avrebbe già dato verdetti spietati.
Alla fine della giornata l’istantanea scattata dalla procura partenopea vede 41 indagati tra big e carneadi, per quanto con una decisa prevalenza dei primi. Quattro squadre nel mirino - con la novità del Milan oltre a Juventus, Lazio e Fiorentina - e 20 partite incriminate, 19 di A e una di B. Secondo i pm Giuseppe Narducci e Filippo Beatrice, a capo del «sistema Moggi» ci sarebbe una «cabina di regia» costituita da 13 tra dirigenti sportivi, funzionari, arbitri e giornalisti iscritti nel registro degli indagati con l’accusa più pesante: associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva. Sono Luciano Moggi, Antonio Giraudo, Innocenzo Mazzini, Paolo Bergamo, Pier Luigi Pairetto, Massimo De Santis, Tullio Lanese, Maria Grazia Fazi, Gennaro Mazzei, Francesco Girelli, Pasquale Rodomonti, Duccio Baglioni e Ignazio Scardina. Per i primi sei della lista, i pm napoletani mettono nero su bianco l’aggravante «di aver promosso, costituito e organizzato l’associazione». E questo sinistro «tavolo da 13» potrebbe presto allargarsi, scrivono i magistrati, «a persone in corso di identificazione», compartecipi del sodalizio, usciti indenni dalla prima tornata giudiziaria. Già, perché l’indagine chiusa ieri è solo una piccola parte di quella ancora da scoperchiare sul business sporco, le scommesse clandestine, gli intrallazzi con la camorra.
Per i pubblici ministeri la «Spectre» del calcio si proponeva di «commettere una serie indeterminata di delitti di frode in competizioni sportive» allo scopo «di predeterminare i risultati delle partite di calcio del campionato di Serie A per la stagione 2004-05», vinta poi dalla Juventus. E non limitandosi all’antisportivo «vantaggio», alterava anche «gli equilibri di natura economico-finanziaria» a favore delle persone e dei club «amici» e penalizzando gli altri, come si legge nel provvedimento di invito a comparire notificato ieri a 40 dei 41 indagati. A parte i tredici «associati», i pm napoletani hanno firmato due avvisi di garanzia per peculato (a carico di due poliziotti, che con mezzi di servizio facevano da «scorta privata» a Moggi), due per violazione del segreto d’ufficio e 24 per frode sportiva. Ma di istantanea, appunto, si tratta. Perché non è finita qui. L’invito di comparizione relativo al procedimento 43915/02/R infatti premette alla lunga lista degli indagati la formula «letti gli atti del procedimento nei confronti - tra gli altri - di...», lasciando dunque intendere che l’inchiesta, oltre ai responsabili di associazione per delinquere ancora da identificare, probabilmente coinvolgerà altri nomi eccellenti.
Scorrendo l’«invito agli indagati a presentarsi» emergono molti spunti ancora da approfondire. I magistrati, addirittura, riesumano il clamoroso finale del campionato 1999-2000, quello vinto dalla Lazio mentre la Juve affondava all’ultima giornata sotto la pioggia di Perugia. Ebbene, ricordano i pm che la «cupola del calcio» aveva condizionato i risultati anche di quel campionato «sino al penultimo incontro di calendario, Juventus-Parma, terminato 1-0, arbitrato da Massimo De Santis, e non riuscendo nell’intento di garantire alla Juventus l’esito finale in quanto gli accordi illeciti già stabiliti, vennero compromessi dal clamore suscitato e provocato dall’arbitraggio apertamente favorevole alla squadra torinese» (con il gol regolare annullato a Cannavaro, all’epoca in forza al Parma).
Quando era insoddisfatto dagli arbitraggi, Moggi non lo mandava certo a dire, come dimostrano le intimidazioni rivolte a Paparesta e al suo guardalinee dopo un incontro perso per 2-1 dalla Juve a Reggio Calabria. «Ho chiuso l’arbitro nello spogliatoio - parla al telefono Lucianone - e mi sono portato le chiavi in aeroporto. Ora gli apriranno, butteranno giù la porta!». E, non contento di averlo «imprigionato» d’accordo con Giraudo, Moggi se la prende ancora con Paparesta il giorno dopo: «Lo faccio divide in due, altro che fa polemiche!». Per la cronaca Giraudo e Moggi debbono ora difendersi da un reato un tempo contestato a banditi sardi o calabresi: il sequestro di persona.
Il «sistema-Moggi» aveva dipinto il mondo del calcio - è proprio il caso di dirlo - in bianco e nero. Solo chi era dentro, vinceva. Tanto che persino Della Valle, inizialmente ostile al «sistema», di fronte al pericolo retrocessione per la sua Fiorentina l’anno scorso avrebbe deciso di cambiare linea arrivando ad un accordo col vicepresidente della Figc Innocenzo Mazzini affinché i designatori Bergamo e Pairetto «fossero sensibilizzati in relazione alle designazioni, per garantire alla Fiorentina un finale di campionato che ne assicurasse la salvezza in A». Obiettivo, va detto, puntualmente raggiunto. Le accuse lanciate giusto ieri dall’ex presidente del Perugia, il latitante Luciano Gaucci, sembrano confortare le certezze dei pm: «Per quanto riguarda la Fiorentina - ha detto - , voleva comprare la partita di spareggio con il Perugia. Prima hanno provato con me offrendomi 20milioni di euro ma io mi sono rifiutato e allora ci hanno provato con i giocatori...».