Moggi: «Perdere il titolo? Dobbiamo sbagliare tanto»

Unico problema: il prato dello stadio. E la Snai non accetta più le puntate sulla Signora

Alessandro Parini

da Torino

Per trovare qualcosa che non funzioni in casa Juve bisogna guardare per terra: al terreno di gioco del Delle Alpi, sabbioso come la spiaggia di Alassio per non andare troppo lontano e rimanere nella vicina Liguria. Così va il mondo del calcio milionario, dei diritti televisivi venduti per milioni di euro e delle curve a 50 euro: con una platea potenziale di due miliardi di persone, domenica sera i calciatori sembravano equilibristi alle prese con una superficie poco conosciuta. Colpa delle condizioni climatiche, dicono, del fatto che al Delle Alpi si giochi più volte tutte le settimane, delle zolle che non riescono ad attecchire per chissà quale motivo e chissà cos’altro. Fatto sta che, in attesa di ristrutturare l’impianto, si cercherà di accogliere l’Arsenal, nel ritorno dei quarti di Champions League, in condizioni leggermente migliori: rizollatura parziale nelle zone che ieri sera hanno scandalizzato i cultori del calcio.
In realtà, a Moggi & compagni non è interessato granché del modo in cui è scaturito il risultato: un pareggio volevano e pareggio è stato. Scudetto numero 29 praticamente in cassaforte e avanti sereni. «Per perderlo dovremmo sbagliare tanto», spiega Moggi. Tutto il resto è relativo: «La posta in palio era talmente alta che era impossibile vedere una bella partita», ha sentenziato Big Luciano durante la trasmissione radiofonica La politica nel pallone, diventato negli ultimi tempi il pulpito preferito del lunedì. «Il manto erboso è stato rifatto – ha poi aggiunto -, ma il terreno non è ancora quello giusto. Alla fine è venuto fuori uno 0-0 che probabilmente accontenta più noi che il Milan». La verità l’ha detta Emerson: «Sarà meglio recuperare in fretta il cento per cento del nostro potenziale, perché solo con il novanta la Champions ce la scordiamo».
Difficile però credere che la Juve vista con il Werder e con il Milan debba ritrovare solo il dieci per cento per essere al top: Capello non lo ammetterà mai, ma le due settimane che separano la Juve dai Gunners serviranno proprio al recupero di brillantezza e velocità recentemente dimenticate. Sulla lotta per lo scudetto, del resto, è ormai stata decretata la parola fine: considerati i dieci punti di vantaggio sul Milan a nove giornate dalla conclusione, la Snai ha deciso di non accettare più giocate sulla squadra vincitrice del campionato.
Da ieri, si punta solo su chi arriverà seconda: per il Milan, la quota pari a 1,40 lascia poche speranze all'Inter (2,50), mentre la Fiorentina, che deve recuperare la partita con il Cagliari, è quotata a 25 e la Roma viene data a 50. La Juve non compare più: sparita dai radar, irraggiungibile. E lo stesso Moggi, più che mai compiaciuto, gongola: «Parliamo di Champions, è più avvincente». Se si giocasse a baseball, la Juve avrebbe vinto per manifesta superiorità: questo è quanto. In Champions, invece, ci sarà da lottare con avversari che non soffriranno di complessi di inferiorità e con una specie di blocco mentale che assale i bianconeri: se passerà anche quello, l’accoppiata mai riuscita nella storia bianconera potrà finalmente realizzarsi. Il primo pass sarà richiesto a Thierry Henry. Nessun rimpianto nemmeno per lui perché la Juve, risultati alla mano, non sbaglia quasi mai: «Non abbiamo rimpianti – sentenzia Moggi -. Schieriamo giocatori che sono capitani nelle loro nazionali, richiesti da tutto il mondo». Costretti però per ora a giocare quasi sulla sabbia.