Moglie e marito massacrati in una villa del Trevigiano

Erano i custodi e vivevano in una dependance Esclusa l’ipotesi omicidio-suicidio Forse una rapina

da Treviso

La guardia giurata passava per il solito giro di controllo, alle 3,30 di notte, nei pressi della villa di Gorgo Al Manticano, nel Trevigiano. Ha visto le luci accese, le porte della dependance aperte e si è avvicinato per vedere se era tutto a posto. È entrato in casa, visto che nessuno rispondeva, e si è trovato di fronte una scena raccapricciante: due persone erano stese a terra, in un lago di sangue, massacrate, con la gola tagliata. Guido Pellicciardi, 68 anni, e la moglie Lucia Comin, 62, hanno fatto una fine orribile, finiti senza pietà, con violenza inaudita, forse da una banda di rapinatori-assassini che hanno infierito sui loro corpi. Ma il caso, secondo le prime vaghe informazioni fornite dagli inquirenti, ha alcuni aspetti oscuri. A dirla tutta, è un giallo in piena regola e in questo senso va interpretata la prudenza dei carabinieri di Treviso e Conegliano, e del procuratore della Repubblica di Treviso, Antonio Fojadelli.
I due erano i custodi della villa, di proprietà di una famiglia di imprenditori trevigiani. Vivevano nella dependance e si erano trasferiti da Sesto al Reghena (Pordenone) per stare vicini a uno dei tre figli che era andato a lavorare a Oderzo e che ieri è stato accompagnato sul luogo del delitto dai carabinieri. Coppia tranquilla, stimata a Sesto al Reghena anche per essere stati molto attivi nel volontariato a favore degli anziani della zona.
All’inizio qualcuno ha pensato all’omicidio suicidio, ma pare che gli inquirenti abbiano scartato subito questa ipotesi: bastava vedere la scena del delitto, per capire che si trattava di duplice omicidio.
Da quel che trapela da ambienti investigativi, i due poveretti sarebbero stati finiti con armi da taglio e altri oggetti contundenti, tipo bastoni. Nessuna di queste armi, però, è stata finora ritrovata, ulteriore e decisivo elemento per escludere a priori l’ipotesi del suicidio.
Cosa può essere successo, allora, in quella casa? Per cominciare, la villa è rimasta chiusa. I proprietari erano in vacanza nella Riviera Adriatica e la rapina, se di rapina si è trattato, avrebbe dovuto avere l’unico scopo di saccheggiare la villa stessa. Può darsi che la coppia si sia rifiutata di dare le chiavi, che abbia opposto resistenza a questa banda spietata, pagando con la vita questo gesto.
Ma, come detto, gli inquirenti non si sbilanciano. Il procuratore Fojadelli, che coordina le indagini con il pm Valeria Sanzari e le forze dell'ordine, non pare molto sicuro. «Stiamo lavorando tutti duramente - ha detto – e non possiamo permetterci di commettere errori. Quella della rapina è una delle ipotesi al vaglio ma dobbiamo aspettare dati certi prima di dire che si tratta proprio di rapina».
Dunque è un giallo in piena regola. Si era diffusa la voce che i vicini avessero sentito le grida delle vittime e le voci degli assassini, che si sarebbero espressi con un accento tipicamente est europeo. Per Fojadelli si tratta solo di «affabulazioni». Per avere ulteriori informazioni, gli inquirenti aspettano ora l’esito delle autopsie, che dovrebbero essere eseguite oggi. Trapela una particolare, relativamente alla scena del delitto, che apre molti altri interrogativi. Nella camera da letto, dove i coniugi sono stati uccisi, è stato riscontrato un grande disordine, non strettamente legato alla violenza. Tenuto conto del modo in cui i due sono stati uccisi, con colpi e tagli in varie parte del corpo, potrebbe esserci un altro movente, per ora misterioso, che ha armato la mano degli assassini.