La moglie lo lascia, lui la uccide a coltellate

Alessia Marani

Ha tentato fino all’ultimo di salvarsi. Ha gridato «aiuto», è corsa verso la porta, è riuscita persino ad aprirla, ma lui, il marito, l’uomo a cui appena una settimana prima aveva detto «basta, lasciamoci», l’ha subito richiusa da dietro, col chiavistello. Poi ha affondato i primi fendenti sulla schiena della moglie, con un coltello appena afferrato dalla cucina. La vicina, la donna che abita di sotto accorre sul pianerottolo, vede chiudersi davanti a lei quella maledetta porta, lo sguardo terrorizzato di Pamela Palma, 25 anni, sparire per sempre. «A quel punto Luca (il marito, ndr) - racconterà la testimone agli agenti del commissariato Primavalle - ha alzato la musica dello stereo a tutto volume; non c’è stato modo di riaprire quel portone. Pure il padre di lui ha provato. Nessuno poteva immaginare che quel ragazzo sarebbe arrivato a tanto». Alle 12.15 di ieri la tragedia al «lotto 5» delle case popolari di largo Federico Borromeo, quadrilatero di abitazioni a tre piani senza balconi che s’affacciano su un reticolo di cortili interni a pochi passi da via Mattia Battistini, è già consumata. Quando sul posto arrivano i sanitari del 118 e i primi poliziotti, lo scenario è agghiacciante. Il corpo ormai senza vita di Pamela è accasciato sul pavimento, proprio dietro la porta. Quello di Luca, agonizzante, è steso in terra nel salottino. Sangue dappertutto. Secondo la ricostruzione degli inquirenti Luca D’Angelo, 28 anni, avrebbe prima inferto una decina di coltellate alla donna, sulle spalle e sul petto, prima di rivolgere il pugnale contro se stesso tentando di uccidersi colpendosi al torace e al cuore. L’uomo è stato trasportato all’ospedale San Filippo Neri e sottoposto nel pomeriggio a un delicatissimo intervento chirurgico. Le sue condizioni secondo i medici sono disperate.
Luca e Pamela si conoscevano fin da bambini. Lavoravano entrambi per la stessa rivendita di scooter, la Cruciani moto. Lui a Palmarola ai ricambi, lei come segretaria a via Casal del Marmo. S’erano sposati cinque anni fa. «Pamela era incinta di Rebecca che oggi ha 4 anni - racconta una parente -. Quei due sono stati sempre insieme, fidanzati con continui tira e molla. Le liti sono continuate anche dopo il matrimonio. Lei, però, questa volta aveva deciso e una settimana fa se n’era andata dall’appartamentino alla scala Z che divideva col marito per tornare dalla mamma, Antonella, che vive in una palazzina alle spalle. Ieri mattina verso le 11, si erano incontrati nel piazzale. Lui le ha detto di salire un attimo in casa, per parlare. Lei è andata dalla madre, ha lasciato Rebecca ed è andata da Luca. Poi il dramma». Il papà e la mamma di Pamela non hanno parole. Seduti su un muretto che affaccia su via di Sant’Igino Papa giocano con la piccola Rebecca - jeans, maglioncino rosa e capelli castani lunghi raccolti in una coda - che nulla immagina del dramma. Come ancora non sa niente la sorella di Pamela, Alessia, che aspetta un bambino e non può essere scossa. «Vede - racconta un’anziana - qui ci conosciamo tutti. È come un piccolo paese. Le famiglie di Luca e Pamela vivono nel lotto. I genitori di lui nella casa accanto, sempre alla Z. Poi ci sono il fratello più grande del ragazzo, gli zii, i cugini. Luca un assassino? È pazzesco. Ma quel giovane ombroso e litigioso era andato fuori di testa. Nel condominio aveva discusso un po’ con tutti e negli ultimi giorni non andava nemmeno più al lavoro. Non sopportava l’idea che Pamela potesse essere felice senza di lui, che si facesse carina, che avesse nuove amicizie». «Pamela era una ragazza bellissima - aggiunge un vicino -. Alta, bionda i capelli lunghi. Era ancora giovane e la gelosia cieca di Luca le stava stretta». Piange un’altra zia della vittima: «Mia nipote aveva una gran voglia di vivere, era solare. Bella, bellissima». Il papà è chiuso nel silenzio, Antonella è vicina, mentre un ragazzo prende Rebecca per mano e la porta via. Ma Pamela aveva mai denunciato Luca? Avevate paura di quel ragazzo? «Litigavano, litigavano come spesso fanno marito e moglie, ma pensavamo che si potesse risolvere. No, non così».alemarani@tiscali.it