La moglie di Riina querela Il capo dei capi: diffamata

L’avvocato di Ninetta Bagarella: &quot;Si sente danneggiata dalla fiction&quot;. Un colonnello dei Lo Piccolo preso &quot;in flagrante&quot;: guardava la puntata finale. <strong><a href="/a.pic1?ID=224356" target="_blank">Benigni costa 7,5 milioni</a></strong>

da Milano

È finita la fiction, non è finita la storia. Realtà e finzione, televisione e vita: tutto si mescola e niente si consuma. La lugubre saga di Totò Riina continua fuori dallo schermo: sostanzialmente, toccherà pure chiedergli scusa. Se non proprio a lui in persona, almeno alla sua signora.
È certo: la più bella fiction degli ultimi anni non è piaciuta proprio, in casa del capo dei capi. E dopo il The end dell’altra sera, subito la prima puntata della nuova serie. Quella vera. I legali della famiglia preannunciano che Ninetta Bagarella citerà per danni gli autori della fiction. A rivelarlo di prima mattina è Tony Capuozzo, che domani sera dedicherà la puntata di Terra al polemicone nazionale sulla fiction. L’avvocato della famiglia, il fiorentino Luca Cianferoni, prontamente conferma: «La signora si sente danneggiata dall’opera televisiva. Ne chiederà conto». È umano e naturale chiedersi: quali i passaggi e i riferimenti sotto accusa? «Saremo più precisi quando presenteremo la querela. In generale, la signora è finita ingiustamente coinvolta in una storia che non la riguarda». È umano e naturale chiedersi anche questo: come si fa a raccontare la storia di un uomo come Riina senza parlare della moglie? «Diciamo così: si può dire che Riina è sposato. Ma in questo caso la signora Bagarella è finita in mezzo alle vicende personali del marito, mentre in realtà non c’è alcun legame e alcuna partecipazione della stessa signora. Non esistono nelle carte dei processi...».
Nel racconto televisivo, Ninetta Bagarella è prima una ragazza molto intelligente e studiosa, compagna di scuola e amica di Teresa. Quindi, le due ragazze diventano donne e prendono strade contrapposte: Ninetta diventa la donna del boss, Teresa del poliziotto Schirò, cioè l’uomo che per tutta la vita tallonerà ossessivamente il capo dei capi. C’è pure un passaggio che vede le due donne, ormai già sposate, ritrovarsi in una clinica, dove entrambe devono partorire. Ma l’incontro, che scatena in Teresa un vero e proprio panico, finisce con l’aborto del suo bambino. Da quanto risulta, sarebbe proprio questa una delle scene che la signora Bagarella Riina ha meno gradito, considerandola completamente inventata.
Il resto alla prossima puntata. Gli avvocati veri sono già partiti, quanto prima il sequel in tribunale, protagonista la donna del capo. I vasi comunicanti della finzione e della realtà si scambiano in continuazione vecchio materiale e nuovi capitoli. Proprio mentre la fiction si avviava alla parola fine, inducendo la signora Riina a partire con la controffensiva, anche un boss vero della mafia vera finiva in stato confusionale, faticando a capire dove terminasse l’evento televisivo e dove cominciasse l’avvenimento reale. Il suo nome: Michele Catalano. Sarebbe un colonnello dei Lo Piccolo, i nuovi capimafia finiti in galera poco tempo fa. L’altra sera stava stravaccato sul divano, in casa della donna che l’ospitava, concentratissimo sull’epilogo della fiction. Quando i carabinieri gli si sono presentati davanti, hanno notato sul suo volto un’espressione sbigottita, come faticasse a realizzare perché mai oltre all’arresto in video di Riina, andasse in onda anche la diretta del suo.
Seguiti fuori copione. È lo strano sortilegio di questo prodotto televisivo, che per qualità artistica e polemiche scatenate si candida comunque a segnare una stagione video abbastanza grigia, chiaramente affetta da rachitismo creativo. Purtroppo, Il Capo dei Capi premiato dagli ascolti e dal gradimento si porta dietro anche una sinistra certezza: tanta passione del pubblico dimostra quanto ancora vivo e attuale sia l’argomento mafia. Nella realtà, i titoli di coda non scorrono mai.