La Moioli: «Campi temporanei chi non si integra torna a casa»

«I campi nomadi come quello di via Triboniano sono una soluzione temporanea. I rom che accetteranno la sfida di integrarsi avranno una casa definitiva, gli altri se ne dovranno andare via». Una posizione netta, quella espressa dall'assessore comunale alle Politiche sociali, Mariolina Moioli. Ben oltre quella manifestata nei giorni scorsi dal prefetto Gian Valerio Lombardi, che aveva parlato di smantellamento di tutti i campi abusivi nell'arco di un anno. Per formularla, la Moioli non ha scelto però l'atmosfera ovattata di qualche convegno per addetti ai lavori. Bensì un incontro cui partecipavano circa cento nomadi del campo di via Triboniano, accorsi nel centro sportivo di via Picchi in occasione della festa «IncontRom», con tanto di aperitivo gitano e Banda del Villaggio solidale. E al termine della serata l'assessore è stata circondata dalle bambine rom che le hanno danzato intorno nei loro vestiti colorati.
Un intervento, quello della Moioli, il cui significato è stato espresso con chiarezza dall'inizio: «Nessuna tolleranza ma solo socializzazione, capacità di stare insieme e fare amicizia. Sono sicura che voi bambini state facendo la vostra parte, ma non posso dire la stessa cosa per quanto riguarda gli adulti». E ha aggiunto la Moioli: «Il progetto del Comune per il campo rom di via Triboniano è molto semplice: accogliere le persone che rispettano le regole. Affinché si possa realizzare i nomadi devono lavorare, perché chi ha figli da mantenere o si trova un'occupazione o delinque. E poi è normale che la gente del quartiere non ne voglia sapere di loro. Non si tratta soltanto di furti o scippi, la cosa in assoluto più grave è lo sfruttamento di donne e bambini».
Laconica ma chiara la risposta alla domanda se ritiene che quella dell'integrazione sia una strada percorribile: «Non per tutti». Anche se forse sono proprio i bambini quelli che hanno le maggiori possibilità di «farcela». Come dimostra il progetto che è stato presentato di fronte all'assessore e al presidente della Casa della carità, don Virginio Colmegna.
Dodici giovani rom di via Triboniano per un'intera stagione calcistica sono stati inseriti nella società sportiva San Romano, giocando, facendo la doccia e parlando italiano come i loro compagni milanesi. «Si sta insieme e in questo modo si riacquista la dimensione della fiducia - ha osservato don Colmegna -. Abbiamo ottenuto una serie di piccole cose, ma quello che conta è fare intravedere che si può». Mentre Francesco Lombardo, dirigente della San Romano, ha osservato: «I piccoli rom sono venuti agli allenamenti con sacrificio e hanno accettato le regole del vivere civile. Lo sport, quello autentico, è veramente qualcosa che unisce e mai divide».