Mokbel-Di Girolamo, puntavano a Finmeccanica

L’organizzazione Mokbel-Di Girolamo voleva entrare nell’industria bellica Si allarga l'indagine. Se si mettono i ceppi a Fastweb <strong><a href="/interni/se_si_mettono_ceppi_fastweb_litalia_rischia_sindrome_greca/27-02-2010/articolo-id=425349-page=0-comments=1">l'Italia rischia la sindrome greca</a></strong><br />

Gian Marco Chiocci
Massimo Malpica


Sarà un caso ma comincia a puzzare quest’interessamento diffuso, giudiziariamente parlando, per la terza azienda del Paese: Finmeccanica. Non c’è inchiesta di un certo spessore dove la holding presieduta da Pier Francesco Guarguaglini in qualche modo non spunti, sempre in maniera indiretta. E l’ultimo procedimento, quello dedicato al riciclaggio via Fastweb-Telecom, sta lì a dimostrarlo con segnali per ora tiepidi (intercettazioni e pedinamenti) destinati a lasciare il segno secondo i boatos che parlano di un secondo troncone d’indagine, ben più devastante, che coinvolgerebbe alti ufficiali delle forze dell’ordine, funzionari dei servizi segreti, manager e dirigenti di varie aziende, politici compresi.
Sono mesi che più procure s’interessano agli uomini di Finmeccanica, a cominciare da quelli che per i pm di Bari sarebbero stati in contatto con l’imprenditore barese Giampaolo Tarantini (Guarguaglini il 10 settembre scorso li ha smentiti). Poi si è provato ad arrivare a Finmeccanica per il tramite di Guido Bertolaso, sempre attraverso Tarantini, tentativo morto sul nascere. Quindi è arrivata Firenze, con la mastodontica inchiesta sulla Protezione civile che in più capitoli accenna a uomini di Finmeccanica intercettati mentre parlano con l’imprenditore toscano Riccardo Fusi e si interessano all’aeroporto di Frosinone. Per non dire del fascicolo aperto da tre anni a Napoli sugli appalti per sistemi di videosorveglianza affidati a Finmeccanica e alla società satellite Elsag Datamat.

Quanto all’inchiesta romana Fastweb-Telecom le cose sembrano farsi più complicate. Intercettando gli associati del gruppo Mokbel-Di Girolamo riuniti a metà febbraio 2008 in un ufficio ai Parioli, i carabinieri catturano urla e parolacce. Secondo la relazione del Ros al pm Capaldo, i presenti sembrano litigare per un investimento da 8 milioni di euro per acquistare quote della Digint, partecipata dalla lussemburghese Financial Lincoln e per il 49 per cento da Finmeccanica, attraverso la Rhuna Investment e la controllata Hagal Capital Sa. Investimento che a quanto pare non sta facendo ricchi i presenti perché attraverso la Digint (definita una «scatola vuota» dagli intercettati) le commesse - per come rivela L’espresso - non sembrano arrivare. Mokbel zittisce tutti: «Aho, so’ cinque mesi che avemo tirato fori li sordi e non avemo visto ’no straccio de contratto, nun c’avemo futuro (...). Con tutti i contratti dentro questa società, acquisirà un certo valore, consistente, importante, noi vendiamo la nostra quota a Finmeccanica che è da quantificare in... non so quanti mijoni, giusto?... Ma tu l’hai visto un contratto, l’hai visto?». L’aria si fa tesa. C’è chi propone di vendere tutto e chi, come Marco
Toseroni, minaccia sfracelli se qualcuno prova a toccare una quota: «Non è che mi puoi fare guadagnare neanche 150mila che devi guadagnare in Finmeccanica, perché io con 150mila euro non ci campo, è molto semplice il discorso». S’intromette Di Girolamo, proprio lui, il senatore. Predica calma: «Abbiamo costruito questa holding per i crismi e secondo i dettami che avevamo concordato, è quella che consentirà a tutti di fare un salto di qualità, è ineccepibile, tecnicamente perfetta, è lo strumento più asettico e qualificato per partecipare e sedersi a qualsiasi tavolo. Attraverso quest’operazione di Finmeccanica, che è il fiore all’occhiello che potremmo rivenderci domani mattina, che solo una holding del genere potevi entrare in Finmeccanica, anzi addirittura Finmeccanica ha chiesto una partecipazione attraverso un fondo lussemburghese».

Il progetto è di ricavare, in tre-quattro anni, 500 milioni dalla cessione a Finmeccanica. In quest’ottica il Ros inquadra la visita che il 6 maggio scorso Toseroni e un avvocato di fiducia fanno negli uffici romani di Finmeccanica «per incontrare il direttore generale di Finmeccanica, Zappa, per meglio definire i rapporti strategici fra loro». Finita la visita, riporta il Ros, Toseroni avverte Di Girolamo (che si congratula) e in serata pure Mokbel fa i salti di gioia. In precedenza Mokbel si dà un po’ di arie con un amico: «Ieri sera sono stato a cena con uno dei tre capoccioni di Finmeccanica - rivela, e chissà se millanta -, lui però vive in America, a Washington, è quello che ha firmato l’accordo da sei miliardi sugli aerei negli Usa». Altra telefonata, altra cena: «Aveva una scorta di quelle che se possono immaginare, armati. M’hanno offerto un cazzo de marchingegno, non a me, sempre tramite l’avvocato Nicola (Di Girolamo? ndr) di aprire una loro agenzia per tutto il centro Asia» (il capo area in Asia è stato nominato solo un mese fa, ndr) per la vendita di prodotti di sicurezza e militari, elicotteri Agusta e via discorrendo. Ci abbiamo una riunione lunedì». E ancora: «Me raccomando - dice a un altro sodale - tieni la bocca chiusa perché se possono fare altri soldi. Incominci con gli elicotteri Agusta, quanti amici vuoi? Che cazzo vuoi? Che tecnologia vuoi? Questa è una cosa che ci apre uno scenario che manco te lo voglio dire...». Che Mokbel ci puntasse, sull’industria bellica, lo confessa il diretto interessato il 30 gennaio all’amico Walter: «Per rifare un po’ di soldi a un certo livello, bisogna passà altri due anni, capito? Ho comprato delle società estere... me vojo buttà nell’industria militare». Per avere chiarimenti in merito il Giornale ha provato a contattare il direttore generale, Giorgio Zappa. «No comment», la sua lapidaria risposta. Quanto ai presunti incontri con il gruppo Mokbel negli uffici di piazza Monte Grappa, Finmeccanica ha smentito d’aver mai ricevuto Toseroni e compagni. Così come Digint ha fatto sapere che la società Hagal Sa e il relativo legale rappresentante, dopo una permanenza di soli 10 mesi, sono stati estromessi dalla compagine societaria della Financial Lincoln Sa nell’ottobre del 2008.