Molestava bambine a scuola, bidello in manette

Lidia Scognamiglio

Aspettava che le maestre si allontanassero per attirare le sue piccole vittime con strani giochi erotici. Ancora una volta è la scuola il luogo dove avvengono abusi sessuali a danno dei minori. Il molestatore non è uno sconosciuto, ma il bidello che da più di venti anni lavorava per la scuola materna di Albano, nella zona dei castelli romani. L’uomo, di 57 anni, scapolo e senza precedenti penali, era considerato da tutti una persona affidabile. Gli agenti della squadra mobile della questura di Roma in collaborazione con i carabinieri della compagnia di Albano l’hanno arrestato ieri mattina con l’accusa di violenza sessuale sui minori. L’uomo è stato prelevato direttamente nella sua casa. Ora è nel carcere di Velletri.
Le indagini andavano avanti da più di un mese. Da quando i genitori di due bambine che frequentavano la scuola hanno sporto denuncia agli uffici della squadra mobile romana. I medici, con l’aiuto di psicologhe dell’associazione «Tetto Azzurro», hanno verificato, attraverso il racconto dei bambini, i diversi episodi di molestia. Finora la polizia ha ricostruito almeno sei casi di pesanti violenze sessuali, compiuti dall’aprile scorso, su bimbe con età compresa tra i tre e i sei anni.
Nessuno nell’istituto si era mai accorto delle tendenze pedofile del bidello. Solo una bimba, l’ultimo giorno di scuola, ha svelato quasi per caso alla madre in che cosa consistevano i «giochetti» dell’uomo. «Volete fare con me il gioco dell’elefante o quello del serpente?». Era questa la domanda che insistentemente il bidello rivolgeva alle bambine quando le maestre si allontanavano o quando le accompagnava al bagno.
«Avevamo capito sin da Pasqua che qualcosa non andava - spiegano i genitori di alcune bambine molestate - le piccole si mettevano a piangere di fronte la scuola e facevano capricci perché non volevano assolutamente entrare». Poi l’ultimo giorno di scuola, ai primi di giugno, una bimba rivela alla madre di essere felice per la chiusura dell’anno scolastico. Finito il pericolo, confessa tutto.
«Purtroppo ancora oggi sono pochissimi i genitori che riescono a parlare con i figli di questo problema così imbarazzante - spiega Loredana Petrone, responsabile dei servizi psicologici del Moige (movimento italiano genitori) - proprio per questo sono necessarie delle campagne mirate, preparate da specialisti e indirizzate alle scuole elementari e materne per parlare di pedofilia direttamente ai bambini, senza imbarazzi e allarmismi».