Molinari entusiasta «Il mio amico Tiger mi ha detto bravo»

Il dilettante italiano racconta la sua esperienza al Masters dove ha giocato con il numero 1 al mondo

Maria Pia Gennaro

da Augusta

Edoardo Molinari e il Masters: una splendida avventura terminata dopo 36 buche con il «cinque» datogli da Tiger Woods sul green della 18 dopo che la sua palla, prima fermatasi in green sul ciglio della discesa, ha iniziato a muoversi verso la buca arrestandosi a un metro. Per il 25enne ingegnere torinese è stato l'ennesimo momento di gloria e il rafforzamento della sua posizione quale beniamino del pubblico. Ovunque, fan che gli hanno chiesto l'autografo, lo hanno riconosciuto al ristorante, hanno voluto stringergli la mano in un unanime riconoscimento alla sua bravura e al suo titolo di US Amateur champion.
«Ha un grande talento ed è stato un piacere giocare con lui. Edoardo deve essere orgoglioso della sua impresa» ha dichiarato Tiger Woods. Molinari non ha passato il taglio dopo due giri in 157 colpi (80-77) ma è comunque più che felice della sua esperienza che, ovviamente, definisce indimenticabile. Il torinese ha giocato le prime 36 buche con Woods in quanto, per tradizione, il campione in carica gioca con il campione dell'US Amateur.
Edoardo, credi nella sorte?
«Certamente. C'è sempre una percentuale di fortuna nella vita. Anche nella mia vittoria nel campionato americano sono stato fortunato. Se non lo sei non vinci in un torneo match play sulla lunga distanza, lo dice anche Woods. Così come la sorte mi è stata amica nell'abbinamento con Tiger.
Tanta emozione...
«Quando sono salito sul tee della 1 per me è stato il coronamento di una carriera da dilettante e l'avverarsi di un sogno».
Hai avuto come caddie tuo fratello Francesco, ti ha avvantaggiato?
«Sicuramente mi ha dato tranquillità, è stato bello condividere questa esperienza ed era logico che fosse Chicco a portarmi la sacca. Era una sorta di patto fra di noi, se uno dei due fosse mai arrivato a giocare il Masters l'altro gli avrebbe portato la sacca».
Come valuti la tua prestazione?
«Non ho giocato molto bene e il campo difficile non mi ha aiutato. Rispetto a quando l'avevo provato lo scorso novembre e in marzo, ho trovato i green più duri e veloci e il fairway più scorrevole. Mancare il green significava quasi sempre fare bogey. Era molto difficile recuperare il par. In più abbiamo avuto anche un po' di vento».
Come ti sei trovato con Tiger?
«Mi avevano detto che è un compagno di gioco estremamente piacevole ed è stato così. Ha fatto di tutto per mettermi a mio agio e mi ha anche detto che sono bravo. Alla 1 dopo che ho sbagliato il putt per il par e ho chiuso in bogey, mi ha detto che la prima volta che lui ha giocato il Masters era nella mia stessa posizione ed è addirittura andato fuori green chiudendo la buca in 6 colpi! Poi abbiamo scherzato godendoci ogni minuto. È stato emozionante alla 14 nel primo giro quando lui ha imbucato il secondo per l'eagle e ci siamo dati il primo “cinque”»
Cosa hai imparato da lui e in che cosa ti ha maggiormente impressionato?
«Da lui non si possono che imparare moltissime cose. Mi ha colpito la fisicità e la potenza, mentre da un punto di vista mentale rende meglio di chiunque quando è sotto pressione. Tecnicamente il suo punto di forza è sicuramente il putting, lui patta meglio di chiunque altro».
Adesso quali sono i tuoi programmi?
«Da domani a domenica giocherò l'Heritage Classic, un torneo del PGA Tour al quale sono stato invitato. Poi disputerò l'Open d'Italia ai primi di maggio e mi allenerò in vista dell'US Open di metà giugno».
Una vita da globetrotter, come dilettante, ma ancora per poco. Infatti l'US Open sarà il suo secondo Major dell'anno che disputerà a Winged Foot nei pressi di New York. Poi a luglio giocherà l'Open Championship al Royal Liverpool in Inghilterra, prima di spiccare definitivamente il volo per il professionismo.