Molinari fatica a carburare «Non scommettete su di me»

Mentre Francesco si sta facendo onore, il fratello Edoardo naviga nei bassifondi della classifica con i suoi quattro colpi sopra il par e il pesante fardello di 76 di score dopo le prime 18 buche di gara

Gabriele Villa

da Tolcinasco (Milano)

Nell'Open degli indovinelli e dei pronostici, che sarebbe meglio non pronosticare, è bello sapere che c'è uno come Edoardo Molinari, Dodo per gli amici. Non vorrei impelagarmi nella più bieca affabulazione tecnico-giornalistica e quindi vi giro in diretta e subito la sua filosofia di gara e di vita: «Se qualcuno scommettesse su di me come vincitore in questo torneo butterebbe sicuramente via i suoi denari». Converrete che si incontra, di rado, lungo le strade del mondo, come in quelle dello sport, qualcuno che, candidamente, ammette che gioca sì, ma è convinto a priori, vada come va, di non avere chances di vincere. È vero Edoardo Molinari è un amatore, nel senso più innocente del termine, intendiamoci. Cioè è uno dei pochi dilettanti ammessi all'Open, che è una gara riservata ai professionisti del tour, in virtù di alcune sue brillanti performances agonistiche. Quindi, per il suo stesso status, è o dovrebbe essere portato ad interpretare al meglio, almeno temporaneamente, il più schietto spirito decoubertiniano. Ma non credo che questo motivo, De Coubertin o no, sia stata, come dire, la molla che ha spinto Edoardo Molinari ad esprimersi con le parole soprariportate.
Per il semplice fatto che il giovanotto in questione, 25 anni compiuti l'11 di febbraio, è riuscito, meno di un anno fa, a compiere un'impresa memorabile andando a vincere l'Us Amateur. In buona sostanza qualcosa che sta, o meglio stava, ai giocatori di golf italiani come una navicella spaziale sta, senza offesa per nessuno, ad un impiegato di banca. Se ne deduce che Edoardo avrebbe potuto, al diavolo lo spirito decoubertiniano, perdere la testa dopo quella vittoria sensazionale, dopo aver messo ko un americano amato dagli americani che giocava nella sua America, come Dillon Dougherty. Una vittoria che gli ha spianato la strada verso nuove straordinarie avventure come il Masters, l'Us Open e l'Open Championship. Altre navicelle spaziali riservate a Ufo et similia. Ma, per fortuna, Edoardo, cresciuto a pane e golf a Torino e zone collegate, è sempre lo stesso. Lo stesso di quando, che ne so, nel 1999 e nel 2000 ha vinto il suo bravo Campionato nazionale Foursome con Massimiliano Socci o di quando nel 2002 ha fatto tris in coppia con il fratello Francesco, oggi professionista. Insomma, lo stesso schietto e spontaneo ragazzo di quando si guardava attorno sui fairways a caccia di consensi. Anche perché, a 25 anni, ha ancora tutto il tempo, semmai proprio lo desiderasse in futuro, per diventare antipatico e insopportabile. Quindi eccolo qui che ci rassicura tutti con la serafica asserzione: tranquilli io mi metto in gioco, cerco di dare il massimo, ma non pensate nemmeno lontanamente che io possa vincere quest'Open. Oddio, forse per dare maggior credibilità alle sue parole, Edoardo Molinari ieri ha deciso di tirare un'overdose di colpi conquistando a testa alta i bassifondi della classifica con i suoi quattro colpi sopra il par e il pesantuccio fardello di quel 76 di score dopo le prime diciotto buche di gara. Tanto che, se oggi fa il bis, rischia davvero, non solo di non vincere, ma anche e soprattutto di congedarsi anzitempo dal suo primo Open d'Italia. Sta bene mantenere le promesse ma non è il caso, non sarebbe il caso, caro Edoardo, di mantenerle in modo così fiscale e precipitoso.