Molla il lavoro per cucinare crostate. E scala le top ten

Quando una pollastra scala le classifiche delle vendite, fa abbastanza rumore. Le piume svolazzano qua e là e gli osservatori rimangono attoniti, non sapendo che pollo prendere. È sicuramente il caso del libro di Sophie Kinsella, La Regina della casa (Mondadori), che in una settimana è balzato in testa alle top ten dei libri più venduti, sbaragliando Camilleri, Dan Brown, Michael Connelly e Ernest Hemingway nei Meridiani Mondadori a un euro. Sophie Kinsella è la nuova star della cosiddetta chick-lit (letteratura da pollastre). Lei di certo con i pollai ha poco a che spartire, visto che ha lasciato un impiego da giornalista economica per darsi alla scrittura collezionando cinque successi consecutivi (questo libro è il sesto) parlando di shopping e amenità prettamente femminili. Più che una pollastra, una gallina dalle uova d’ora.
La storia della Kinsella è semplice semplice: si narra di Samantha, superstressata ventinovenne in carriera, che abbandona un posto di socio in un megastudio di avvocati londinesi e capita a fare la governante in una casa di campagna. Tra colpi di scena, situazioni ridicole (la ragazza non sa cucinare un uovo sodo), l’immancabile principe azzurro e un finale a sorpresa (la nostra eroina tornerà a Londra o rimarrà tra i fornelli?), le 354 pagine del romanzo volano che è un piacere (e basterà qualche piccola modifica per farne la sceneggiatura di un film di sicuro successo). Il tutto è ovviamente condito da una vena di sano humor anglosassone.
Ma basta la favoletta di questa Cenerentola alla rovescia, per spiegare un tale successo? Noi pensavamo che la chick-lit fosse roba da pollastre, appunto. Noi, pollastre post-postfemministe, che non ci vergogniamo di confessare letture poco impegnate (anche le femministe di sicuro lo fanno, ma di nascosto), che da single ci siamo divertite con le catastrofiche sfighe di Bridget Jones, che da madri di famiglia ci siamo consolate con il diario di Allison Pearson (Ma come fa a far tutto, sottotitolo: Vita impossibile di una mamma che lavora). Noi, insomma, pensavamo di essere una minoranza silenziosa. Invece no, sono 700mila copie che cascano nell’autunno editoriale come un alieno. Come spiegare il fenomeno? Si sa che le donne leggono più degli uomini, e va bene. Che la chick-lit piace tanto anche ai gay. E va bene. Ma non basta. Secondo me ci sono in giro tanti galli che hanno comprato la Kinsella carezzando l’inconfessato sogno che le consorti tornino a fare le crostate.
caterina.soffici@ilgiornale.it