Mollare come morire Gli addii del calcio

Le cose cominciano e poi finiscono, anche quelle che pensavi durassero per sempre. Ognuno i momenti dell'addio li vive a modo suo. C'è chi se la cava con due parole e chi si prende quindici minuti di applausi. <strong><a href="/a.pic1?ID=354084">Le ultime parole famose dei big</a></strong><br />

Milano - Mollare è dura, un po' come morire. È dire basta a quello che sei senza sapere cosa sarai, è dire addio alla parte migliore di te, al tempo rapido del tuo splendore, vecchio quando quelli della tua età sono ancora giovani. Le cose cominciano e poi finiscono, anche quelle che pensavi durassero per sempre. C'è chi se ne frega come Cantona che il suo addio lo fece leggere in tv al presidente del Manchester, poche righe su un fogliettino stropicciato, mentre lui era in volo verso le vacanze, già dentro un altro futuro. Chi non ci dorme la notte come Zola che si presentò all'ultimo appuntamento con la faccia tirata, mano nella mano della moglie, come al matrimonio, riassumendo in dieci parole un lungo viaggio tra la Terra e la Luna: "Ringrazio tutti quelli che ho conosciuto dalla Nuorese al Chelsea".

E c'è chi, come Zoff, lo annuncia in tuta, fradicio, sudato, senza nemmeno aver fatto la doccia, dopo l'allenamento del mattino come fosse una formalità da sbrigare: "E adesso scusate, ma avrei altro da fare...". L’ultima partita è un debutto alla rovescia, un amore che ti spezza il cuore, come il filarino delle vacanze, perchè lo lasci anche se lo ami ancora, è sparire dalle figurine Panini, dallo Sky Calcio Show della D’Amico, dalla moviola di Tombolini, da Tutto il calcio minuto per minuto, dalle pagelle del lunedì. Per una vita dicono educate banalità, poi le parole migliori le tirano fuori quando non hanno più niente da dire. Platini: «Lascio perché domani non sarò meglio di oggi», Van Basten: «Ora potrò diventare una persona migliore di quello che sono stato». Ma anche: «Ho una notizia corta da darvi: smetto, tutto qui». Come se fosse niente. Facchetti invece scivolò su un’autorete (con il Foggia) a pochi minuti dalla fine. E sorrise mite: "Ci tenevo a chiudere con un gol..." C’è modo e modo di avvicinarsi all’uscita: Baggio salutò con tutto il Meazza in piedi, Rijkaard se ne andò con quindici minuti di applausi come un direttore d'orchestra, Weah facendosi sostituire dal figlio George Junior, per il Capitano ci furono fuochi d'artificio, raggi laser nel cielo e una scritta sugli spalti «Clonate Baresi». Pianse per tutto il giro di campo. Non è colpa tua se il tempo ti ha reso diverso, ma se ti ostini a tenere palla non sai mai dove vai a finire. Nella sua ultima partita Rummenigge indossava la maglia del Servette, Zico del Kashima Antlers, Papin del Cap-Ferrat, campionato dilettanti. Aveva quarant’anni, segno una doppietta e se ne andò senza salutare. Purtroppo non ci mancheranno.

Le cose continuano, si rinnovano, è la natura che ha bisogno di energie fresche, di sognare altro, chissà invece loro se riusciranno a vivere senza quella fama che non li lasciava vivere. C’è un'eredita da lasciare («Mi piace molto il centravanti brasiliano del Psv, Ronaldo» Van Basten; «L'unico in cui mi rivedo è quel portierino del Parma, Buffon» Zenga) e un futuro che non è mai quello che scegli. Erano tutti sicuri della cosa sbagliata. Bergomi si vedeva allenatore "la scrivania non fa per me", Zoff preparatore dei portieri della Juventus, mica ct della nazionale o presidente della Lazio, Zenga, che nella settimana degli addii era in edicola su Grand Hotel, attore in un fotoromanzo con la nuova fidanzata Hoara, aspettava proposte dal cinema "non ho la testa per fare l’allenatore io", Maradona non aspettava più niente e nessuno: "Il calcio mi fa schifo, non mi vedrete mai più su un campo". Era il giorno del suo compleanno. Finiti i migliori anni della nostra vita, "un altro pezzo dell’esistenza che passa e se ne va" si lascio commuovere Gianni Agnelli congedando Platini: "Prima di lasciarlo gli ho detto: ci sono centinaia di giornalisti che ti aspettano. E lui: Avvocato, li mandi a farsi benedire...". Dicono tutti così. "Non penso che una vita senza calcio non sia una bella vita" sorrise Van Basten sui titoli di coda. Domani forse sarà il nuovo allenatore del Milan