"Mollare Silvio è un suicidio politico"

Il sindaco di Roma scende in campo per difendere Berlusconi: "Qualsiasi
alternativa sarebbe una follia Lui è il leader del centrodestra perché
lo hanno deciso gli elettori. Vedrete, le tensioni sono momentanee"

Roma - Non vuol sentir parlare di «terza via», rispetto a Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Né di «correnti» interne al Pdl. Detto questo, a capo della sua Nuova Italia, trae spunto dalla «destra sociale» e rilancia il ruolo delle fondazioni: «elementi di forza e non certo deficit», per un partito dalle «tante anime che aspira al 40% dei consensi». Gianni Alemanno dondola con le gambe, appoggiate sul bracciolo della poltrona. Senza reticenze sul clima infuocato nel centrodestra, pur convinto che «la situazione non è così grave, le tensioni sono momentanee». E prendendo le distanze, quando serve, pure dalle posizioni di Fini e dei suoi fedelissimi.

Sindaco, andiamo subito al dunque. Fini complotta per far cadere Berlusconi?
«No, nessun complotto. E da parte di Fini non c’è nessuna volontà di fargli mancare la propria solidarietà. Figuriamoci se vuole abbandonarlo. E poi, sarebbe una follia. Berlusconi è il leader del centrodestra, investito del suo ruolo dagli elettori. Qualsiasi ipotesi alternativa sarebbe un suicidio politico».

Elezioni anticipate?
«La decisione spetta in primis al premier. Secondo me, sarebbe però una scelta sbagliata. Per due ragioni».

Quali?
«C’è la possibilità di portare avanti l’intera legislatura, senza formule alternative, rispettando il voto degli italiani».

Seconda?
«Le Regionali saranno un test fondamentale. E se ci verrà confermata la fiducia, cosa di cui sono certo, voglio vedere come si può immaginare un cambio a livello nazionale!».

A proposito, a che punto siete sul candidato nel Lazio?
«Ho sempre detto che ci sarebbe voluto tempo, perché bisogna evitare commistioni. Il nome non può uscire adesso, mentre è in atto un contrasto politico. Prima la chiarificazione nazionale, poi i candidati».

C’è spazio per l’alleanza con l’Udc nella Regione?
«L’obiettivo è quello. Poi, nel caso in cui Pier Ferdinando Casini avesse già fatto un accordo con Francesco Rutelli, valuteremo la questione».

Sta «flirtando» con Rutelli?
«Ma no, figuriamoci. E nel recente incontro non abbiamo parlato di Regionali: sarebbe stato di cattivo gusto».

Di cosa avete discusso?
«Della sfida lanciata da Roma per ospitare le Olimpiadi del 2020. Mi ha spiegato i motivi che portarono alla vittoria di Atene, nel 2004, a scapito della Capitale. Per vincere, la candidatura deve essere appoggiata dall’intera nazione».

Sempre in tema candidature: Nicola Cosentino in Campania?
«È opportuna un’ulteriore riflessione».

I finiani chiedono pure le sue dimissioni da sottosegretario all’Economia.
«Anche questo mi sembra inopportuno. Un conto è la corsa a governatore, un altro il suo ruolo di governo. La decisione non può essere legata automaticamente alla richiesta d’arresto, su cui tocca al Parlamento esprimere il giudizio».

Rimaniamo in tema giustizia. Riforme condivise?
«In generale, quelle migliori si fanno insieme, ma si possono fare anche riforme di parte, con l’appoggio della maggioranza parlamentare. Nello specifico, credo si possa coinvolgere una parte della magistratura. Ma è evidente che ci sono pure delle emergenze da affrontare (ddl sul processo breve, ndr), da discutere all’interno degli organi di partito, alle cui decisioni tutti devono poi allinearsi. Ma il problema è che in passato ci sono stati tentativi improvvisati, mentre credo si debba affrontare la questione nell’interesse generale, in modo da raggiungere un duplice scopo».

Quale sarebbe?
«Da una parte evitare incursioni spericolate della magistratura, dall’altra approvare provvedimenti inattaccabili sulla costituzionalità. Detto questo, sono convinto che vi sia un forte squilibrio in Italia tra politica e magistratura. Il primo soggetto è molto più debole rispetto al secondo: è un aspetto che va sanato».

In che modo?
«Si deve avviare una riflessione molto attenta, evitando che s’inquadri tutto come una lotta politica di parte».

Favorevole all’immunità?
«L’importante è che non si trasformi in impunità».

Lodo Alfano bis?
«Sì, se approvato con legge costituzionale».

Casini afferma che Berlusconi, anche in caso di condanna in primo grado, non dovrebbe dimettersi.
«La sua è un posizione di responsabilità».

Passiamo al testamento biologico: i finiani vorrebbero modificare alla Camera il testo approvato al Senato.
«La sintesi raggiunta a Palazzo Madama va benissimo».

Capitolo immigrazione: qual è la ricetta giusta?
«Bisogna evitare la demonizzazione e le teorie per cui l’immigrazione è sempre positiva. Serve una legge organica, tenendo a mente la specificità del modello italiano».

Cittadinanza breve?
«Non è questo il punto centrale del problema».

La riforma più urgente?
«Quella sul quoziente familiare».