MOLLINO Un mondo di progetti

Da mercoledì prossimo la Galleria di arte moderna di Torino e il Castello di Rivoli dedicano una grande mostra al genio eclettico di Carlo Mollino, architetto, designer e fotografo di origine vogherese che fino alla morte, avvenuta nel 1973, lavorò all’ombra della Mole e insegnò all’università, appassionando gli allievi con disegni eseguiti a due mani e altre dimostrazioni del suo talento. Alla Gam saranno esposti mobili come il «tavolo a vertebra» per Casa Orengo proveniente dal Brooklyn Museum e altri pezzi unici prestati da collezioni europee e americane. Ci sarà pure il «Bisiluro», bolide da corsa del ’55 che partecipò alla 24 Ore di Le Mans. Al Castello di Rivoli andranno in mostra le fotografie, da quelle a soggetto sciistico ai ritratti femminili su polaroid.
La celebrazione di una delle figure più originali e apprezzate del panorama progettuale - il suo «Tavolo Reale» è stato battuto da Sotheby’s a New York per 3,8 milioni di dollari - doveva svolgersi nel centenario della nascita. Ma è stata rimandata perché cadeva nel 2005, anno dei Giochi Invernali, affollato di eventi (intanto l’avveniristico chalet sul Lago Nero, nei pressi di Salice d’Ulzio, creato da Mollino nel ’47, era utilizzato come sede espositiva per l’arte contemporanea). Poi si è parlato del giugno 2006 e si è arrivati a settembre. I posticipi avvenivano mentre una delle opere architettoniche di Mollino, l’Auditorium Rai di Torino, già Nuovo Teatro Regio, veniva riaperto dopo anni di restauri suscitando accuse: «Di Mollino resta poco o nulla nell’Auditorium», dichiarava alla Stampa lo scorso gennaio Elena Tamagno, che fu sua allieva ed è responsabile dell’archivio che l’ateneo torinese ha dedicato all’illustre docente. Poco rimane, in effetti, della splendida struttura che, nell’arco di boccascena, a detta dell’autore stesso ricordava «una forma intermedia tra l’uovo e l’ostrica semiaperta».
È raro vedere un affettuoso culto della memoria come quello che gli allievi di Mollino riservano al Maestro. Un esempio lo si può avere visitando la tomba di famiglia, nell’ala vecchia del cimitero di Voghera. Oltre all’architetto vi sono sepolti il padre Eugenio, ingegnere che progettò l’ospedale delle Molinette, e altri familiari. La bolletta della luce la paga il torinese Adolfo Dente, che fu studente di Mollino e invano ha tentato di sensibilizzare l’amministrazione vogherese affinché se ne facesse carico. Più che la cifra, i soliti problemi burocratici, uniti allo scarso interesse per questa figura, hanno impedito che la città compisse il pur doveroso gesto.
La mostra al Gam e al Castello è curata da Fulvio e Napoleone Ferrari, che per l’occasione hanno scritto due monografie: I mobili di Carlo Mollino (Phaidon, pagg. 240, euro 75) e Carlo Mollino Photographs. 1956-1952 (Editore Museo casa Mollino, pagg. 335, euro 85). Architetti, padre e figlio, i Ferrari hanno lo studio nella stessa palazzina d’epoca di via Napione, sul Lungopo a Torino, dove custodiscono il Museo casa Mollino. Non è la solita casa d’artista museizzata. A parte il fatto che Mollino non vi abitò mai, rappresenta piuttosto, secondo i Ferrari, una summa del gusto molliniano, forse destinata ai posteri; una sorta di dimora dell’aldilà che riflette la personalità dell’autore come una piramide egizia riflette quella del faraone. L’appartamento non è aperto al pubblico, la visita è riservata agli addetti ai lavori.
L’ambiente principale è una lunga sala divisa in tre parti. In fondo alla prima c’è un caminetto di legno, dipinto a mo’ di marmo, in stile Settecento. «È piccolo e alzato da terra, dunque crea un’illusione ottica facendo sembrare più lunga la stanza», spiega Ferrari. Di fianco, una libreria, posta contro una parete a specchio, sembra staccarsi dal muro. «Il Museo non possiede arredi di valore. È il tocco di Mollino a dare uno stile inconfondibile che alterna avanguardia e antico, etnico e classico, secondo una concezione postmoderna che anticipa i tempi e supera il pop dominante nel periodo della progettazione, gli anni ’60». Nel corridoio si trovano alcune fotografie. Tra queste una dell’ingegner Eugenio Mollino, che ebbe col figlio un rapporto difficile. E un’altra raffigura l’architetto mentre pilota un aereo in volo acrobatico verticale, ennesima prova dei suoi tanti campi di interesse. La stanza più sorprendente ha le pareti coperte in carta leopardata. Sulla moquette blu mare del pavimento galleggia una dormeuse sulla quale si nota un drago di carta da passeggio realizzato da Mollino e un cuscino considerato una chiave per capire il Museo casa. «Il disegno - spiega Ferrari - raffigura la barca con la quale gli antichi egizi traghettavano i morti dalla sponda orientale a quella occidentale del Nilo».
Altra prova delle intenzioni funereo-museali egiziane è un prisma rossastro che si trova vicino all’ingresso. Ferrari lo solleva mettendolo controluce e rivela la presenza di una piccola piramide. Mollino ebbe interesse per l’esoterismo, come dimostrano dei guanti da sera femminili che disegnò con simboli della Cabala. Anche in architettura e nel design, accanto all’aspetto funzionalista e avveniristico dimostrò sensibilità per il passato. Eccentrico ed estroso ma anche molto serio e preparato tecnicamente, sfuggì a ogni forma di consorteria. Fotografò molte modelle ma ebbe solo una relazione importante (con una scultrice) e non duratura. Nell’immaginario della mitica Torino tra le due guerre, esce solitario all’alba dopo una notte passata al tavolo da disegno o nella camera oscura.
LA MOSTRA
Carlo Mollino
Dal 20 settembre al 7 gennaio 2007 alla Galleria di arte moderna e contemporanea (Gam) di Torino e al Castello di Rivoli.