Molotov contro la moschea di Abbiategrasso

da Milano

Gli esperti del nucleo informativo dei carabinieri, una volta giunti sul posto, ci mettono un attimo a capire che il terzo lancio di molotov, nel giro di quattro mesi, al centro islamico di Abbiategrasso, è opera sempre della stessa mano. Che ieri, però, per la prima volta, non solo ha agito in pieno giorno ma si è finalmente tradita, facendosi riprendere mentre fugge, con uno sciarpone avvolto sul volto già coperto dal casco, sullo scooter rosso dopo «l’attentato» (due fiammate e niente più che hanno annerito l’asfalto e parte di un marciapiede).
Ore 14.15 di ieri in via Crivellino, nel cortile dell’ex falegnameria da due anni adibita a moschea e centro culturale «Aliif Baa». Dopo aver parcheggiato lo scooter il giovane con casco e sciarpa entra a piedi nel cortile e lancia 2 bottiglie in vetro contenenti liquido infiammabile che, al contatto con il suolo, si innescano e vanno a fuoco. Poi scappa in un baleno, così com’era arrivato.
Nessuna rivendicazione. Proprio come la notte tra il 25 e il 26 luglio scorso, quando il fatto (le molotov avevano semplicemente annerito il portone principale della moschea, ndr) era passato sotto silenzio. Ed quasi come tra il 9 e il 10 agosto, quando due molotov lanciate dall’esterno, senza aprire il portone del cortile, erano state accompagnate da un tubo metallico contenente polvere pirica come carica esplosiva e una miccia (una fettuccia di cotone) per l’innesco, fatto rotolare accanto agli ordigni con l’intenzione che ci finisse sopra e scoppiasse(ma non fu così).
E se adesso sarà sempre il pool antiterrorismo a occuparsi dell’indagine - come era accaduto per le precedenti e per l’attentato incendiario contro l’automobile del vice-imam di Segrate tra il 5 e il 6 agosto scorso - nulla fa pensare a qualcosa di più di un fatto «locale».