«Molte accettano gli abusi pur di non perdere i figli»

Non solo divorzi, ma anche violenze fisiche e psicologiche. La realtà dei matrimoni misti, dove otto su dieci finiscono con un addio dopo cinque anni di convivenza, è spesso triste e disperata. Lo conferma il presidente dell’Associazione matrimonialisti italiani, Gian Ettore Gassani. «Nell’80 per cento dei casi riscontriamo violenze, abusi e pressioni pesantissime».
Una sorta di mobbing familiare, avvocato?
«Esattamente. E negli ultimi anni assistiamo a una recrudescenza di queste violenze soprattutto da parte dei mariti stranieri sulle mogli italiane».
Quali sono i matrimoni misti più fallimentari?
«Quelli tra italiane e nord africani, ma anche mediorientali come i libanesi».
Come vive la moglie?
«Molto male. La differenza culturale crea fratture profonde. Questi mariti fanno pressioni sulle mogli per farle convertire all’Islam. Vogliono la donna supina nelle decisioni maritali, perché è bagaglio culturale degli islamici. Le impediscono di frequentare altri italiani, perché li ritengono indegni».
Allungano le mani sulle mogli?
«Spesso le picchiano, ma la violenza per fortuna non sfocia quasi mai nella tragedia».
Come educano i figli?
«Impongono modelli educativi islamici, non gli fanno frequentare i coetanei italiani, non permettono loro di avere un fidanzato. E se la moglie non è d’accordo scattano le minacce».
Che tipo di minacce?
«Di sottrarre i bambini e portarli nel paese d’origine».
Legalmente perché è possibile?
«Perché la Convenzione dell’Aia non è stata ratificata dai paesi del Nord Africa, Egitto compreso. Così, se il padre si porta via i bambini, le possibilità di intervento di un legale sono nulle. Solo la politica può sbloccare situazioni personali quando si riescono ad individuare i bambini».
Perché queste donne italiane scelgono l’uomo islamico?
«Per il gusto della novità o per difficoltà di trovare un partner. Non dimentichiamo che i matrimoni tra italiani sono diminuiti del 30%. Comunque non c’è una grande informazione su questi matrimoni e la cultura buonista degli ultimi anni non ha focalizzato i limiti dei legami misti».
E poi dopo le nozze civili saltano fuori i difetti.
«Un tunisino, per esempio, aveva distribuito le chiavi dell’appartamento a tutti i parenti che potevano entrare nella casa coniugale quando volevano: mangiavano, dormivano, bivaccavano e se ne andavano senza neppure pulire. Ma la moglie italiana ha sopportato tutto questo per suo figlio, perché il marito minacciava di portarselo in Tunisia».