«Molte donne messe in lista per demagogia»

da Milano

Onorevole Di Centa, sicura eletta. Contenta?
«Sono scaramantica per cui preferisco non dire niente. Dopodiché è vero, sono capolista alla Camera in Trentino-Alto Adige.
Ci sono altre donne con lei in lista?
«No, non ci sono ma bisogna tener presente che la nostra è una circoscrizione molto piccola. Passano al massimo due o tre candidati».
In generale, è soddisfatta dal numero di donne candidate?
«Guardi, sono convinta che non bisogna fare demagogia anche in questo. Mettere donne in lista soltanto perché sono donne è sbagliato. Non si deve cadere nella distinzione uomo-donna, ma parlare di persone. Io vengo dalla cultura sportiva».
Cosa c’entra lo sport?
«Mio papà è stato anche il mio primo allenatore, e mi ha fatto crescere con certi valori. Mi diceva sempre che nello sport non ci sono né bambine né bambini, ma solo atleti. Facevamo le gare insieme, siamo cresciuti così, non servivano le pari opportunità».
Allora non è vero che i politici maschi fanno ostruzionismo?
«No assolutamente. Penso che come in tutte le cose bisogna avere dei meriti per avere qualcosa in cambio. Mentre invece mi sembra che molte donne siano state candidate solo per fare vedere che rispettiamo le pari opportunità. È solo demagogia».
La sua prima esperienza da parlamentare «rosa» come è andata?
«I primi giorni ero in preda al terrore».
Terrore?
«Sentivo il peso enorme della responsabilità. È come quando si gareggia per la nazionale. Entrare in Parlamento non è molto diverso, perché rappresenti gli interessi e le aspirazioni di molte persone»
I colleghi maschi la trattavano da donna?
«I miei compagni di banco erano tutti maschi, ma venivo sempre coinvolta nelle decisioni. Dipende molto da come ti proponi, non bisogna esagerare la propria diversità».
Lei ha figli?
«No, non ho avuto questa incombenza, e nemmeno questo privilegio. So che non sarebbe stato facile. Ho visto colleghe che hanno lottato moltissimo per avere una stanza adibita ad asilo nido in Parlamento. Alla fine ce l’hanno fatta, ma hanno dovuto lottare. Eppure mi sembra il minimo».