Ma per molti fan è stato un concerto «muto»

Massimiliano Lussana

nostro inviato Reggio Emilia

Campovolo sembra una canzone di Ligabue. Il fango dell’altra notte e il sole un po’ malato della Bassa in settembre e moscerini e zanzare che si muovono a sciami di mille.
Ma Campovolo somiglia anche a un film di Ligabue: il colpo d’occhio da sopra il palco principale è impressionante, mozzafiato. Un lungo piano-sequenza che allarga la ripresa di ora in ora, di palco in palco man mano che i treni strapieni e le autostrade bloccate liberano il popolo del Liga e sembra non avere mai fine, ai confini delle duecentomila persone, qualcuna delle quali alla fine si ritroverà con l’amaro in bocca. L’audio del palco «vintage» infatti non era dei più soddisfacenti, tanto che, dopo aver inutilmente protestato per quasi due ore, una lunga fila di fans ha iniziato ad uscire: «Tanto non si sente nulla».
Però Campovolo è anche un racconto di Ligabue. Perché, sul prato, c’è il Borgo raccontato da Luciano. O, meglio, ci sono i mille borghi d’Italia, mai così interetnici, mai così confusi e felici d’incontrarsi nel nome del Liga. Passare ore sul prato - fra profumi di erba bagnata e profumi di erba non necessariamente bagnata - significa sentire mille dialetti, assorbire mille mentalità, assaporare mille Italie.
Eppure, Campovolo somiglia tantissimo anche alla radio di Ligabue, Radio Freccia o www.ligachannel.com che la si voglia chiamare. Perché somiglia tantissimo alle radio di una volta, quelle che accompagnavano le gite scolastiche, quelle che facevano da colonna sonora al gruppetto eternamente seduto in fondo al pullman, quello che cantava La canzone del sole. Che, non a caso, apre la maratona musicale di Campovolo. E gli elementi da gita scolastica ci sono tutti, a partire dai ragazzi che hanno invaso Reggio da due giorni. In centro sciamano felici quelli del primo banco, quelli che si fanno le fotografie sotto i portici e dentro i portoni storici di via Emilia a San Pietro e che magnificano le magnifiche bellezze della città sotto gli occhi orgogliosi dei reggiani.
Nei dintorni del concerto ci sono quelli impegnati, quelli del collettivo o del consiglio d’istituto, che sottoscrivono per Emergency e firmano per la candidatura di Scalfarotto alle primarie dell’Unione. Sul prato, infine, dalle prime ore della mattina ci sono i casinari, quelli che bigiano le lezioni, quelli che vogliono essere più vicini al palco.
E raccontare gli uni, gli altri e quegli altri ancora è comunque raccontare il popolo di ieri a Campovolo. Perché Campovolo, ieri, somigliava moltissimo alla vita.