Moltiplicare le discariche e dividere i sacrifici

A Napoli e in Campania non è in discussione l’obbligo di rispettare le scelte del governo. In ogni emergenza le decisioni delle autorità, quand’anche non fossero le migliori, restano pur sempre l’unico modo per tentare un ritorno alla normalità. Detto questo, però, l’altra esigenza è quella di indicare alle popolazioni il vicino orizzonte di una normalità. Ed allora bisogna partire da un nodo ignorato da tutti. Dopo 15 anni di disastri nessun territorio vuol essere il perenne «immondezzaio» di parte rilevante della regione. Se gli immondezzai (e cioè le discariche) sono pochi ciascun comune spiegherà sempre con disperazione le proprie ragioni per non volere la discarica nel suo territorio.
Se così è, allora, entro 3-5 mesi vanno approntate non 10 discariche ma almeno 20 di dimensione minore e messe scrupolosamente a norma per ridurre o azzerare l’impatto ambientale. Ciascuna «mini discarica» avrebbe così un bacino di popolazione di 250-300mila abitanti tra cui vi sarebbero naturalmente i cittadini del comune in cui si realizzano i nuovi impianti. Chi, allora, oggi protesta perché non vuole essere l’immondezzaio della regione difficilmente domani potrà sostenere che i propri rifiuti li dovrebbero smaltire gli altri. La localizzazione di queste «mini discariche» dovrebbe essere decisa entro 15 giorni dalle province anche sollecitando i rispettivi comuni liberamente a consorziarsi.
Trascorse invano le 2 settimane sarebbe l’autorità di governo a decidere. Non ci sfugge che in questo disegno il vero problema resta Napoli colla sua provincia il cui territorio non ha gli spazi che hanno le altre province campane. D’altro canto con le discariche di Pianura, Giugliano, Villa Ricca, Caivano e Marigliano la provincia di Napoli per molto tempo ha sopportato il peso di parte della regione Campania.
Queste discariche, peraltro, potranno tornare a servire quanto meno le proprie popolazioni di qui a 2-3 anni avviando subito lo smaltimento dei milioni di ecoballe che occupano quelle zone e le rispettive bonifiche territoriali da sempre ferme al palo. Tutto ciò per dire che le 12-14 minidiscariche ubicate nelle altre province potranno testimoniare a Napoli per un periodo limitato quella solidarietà da tutti richiesta alle altre regioni e agli altri paesi. Se questo dovesse essere il quadro per il rientro nella normalità accanto al legittimo uso della forza il governo potrebbe persuadere le popolazioni, a cominciare da Chiaiano, a tollerare sacrifici modesti e per pochi mesi.
Chiaiano, inoltre, non potrà mai essere la discarica al servizio permanente dell’intera città di Napoli. Lo impediscono le condizioni della cava e il difficilissimo accesso stradale che non potranno mai far scaricare 1500 tonnellate al giorno di rifiuti. Ma per pochi mesi quella cava potrebbe accogliere, semmai le condizioni di approntamento lo consentissero, poche centinaia di tonnellate al giorno solo per alcuni mesi.
Insomma emergenza e normalità, forza e persuasione devono marciare insieme sapendo che comunque i rifiuti vanno tolti subito dalla strada anche con l’invio per i prossimi 12 mesi di parte di essi negli impianti di smaltimento di altri paesi. Le discariche sono solo uno degli aspetti del ciclo dei rifiuti anche se quello più urgente. L’avvio immediato della raccolta differenziata e la libertà ai comuni di provvedere da soli o in liberi consorzi allo smaltimento dei rifiuti ricorrendo alle tecnologie più moderne sono altre due fondamentali esigenze. Intanto è possibile obbligare con un’ordinanza tutti i negozi di Napoli e provincia e trattenere presso di sé gli imballaggi delle merci vendute avviando contestualmente un’apposita quotidiana raccolta. Così facendo i rifiuti napoletani verrebbero ridotti di almeno il 40% in volume avviando in tal modo una prima imponente fase della raccolta differenziata. E per finire bisogna dare a tutti la certezza che almeno i nuovi tre termovalorizzatori previsti possano essere realizzati con poteri speciali nei prossimi 12-18 mesi.
Guido Bertolaso ha l’intelligenza, la professionalità e la credibilità per avviare questo circuito virtuoso di forza e di persuasione sostituendo così quell’eterea classe dirigente napoletana che per colpa, per omissione o per dolo in 15 anni ha messo in ginocchio una delle più belle città del mondo.