Moltiplicazione delle spese

La farsa del «tesoretto» sta raggiungendo nuove ed imprevedibili altezze. Ieri non si contavano le dichiarazioni di esponenti politici, di tutti i partiti, con idee geniali su come spendere questi fantomatici denari: i più gettonati erano «i poveri italiani», ma anche «i lavoratori», «i pensionati», «i giovani», «le famiglie» e «il sud» andavano forte.
Chissà come si sentono ricchi i cittadini... il «tesoretto» risolverà tutti i loro problemi.
Invece c’è poco da stare allegri, anzi, pochissimo. La spesa dello Stato sta ricominciando a correre e ad aprile la differenza negativa è di ben 2 miliardi, senza che molte voci di spesa già approvate siano nemmeno partite. I tassi stanno salendo e il debito pubblico non accenna a scendere. Gli appelli del commissario europeo Almunia alla riduzione del debito sono ormai solo un fastidioso sottofondo alle orecchie del governo, europeista solo a parole.
Quello che non viene detto alla gente è che stiamo giocando con una bomba pronta a scoppiare: l’unica cosa che ci sta tenendo a galla con una pericolosa illusione di benessere è la favorevole congiuntura internazionale e, quando piove, anche chi raccoglie acqua con un colabrodo riesce a bere. Se disgraziatamente il vento dovesse girare il governo Prodi rischia di portare il Paese vicino al punto di non ritorno: le voci di spesa strutturali si moltiplicano nella pratica e nelle intenzioni, cullate dall’illusione del «tesoretto». La spesa per interessi sul nostro smisurato debito pubblico rischia di salire ancora a causa dei prossimi rialzi dei tassi, la pressione fiscale non è aumentabile, in caso di contrazione economica calerebbero le entrate, la spesa sarebbe rigida e crescente, nessuna possibilità di rifugiarsi nella svalutazione (a causa dell’euro), aprendo la strada ad uno scenario simile a quello del crac argentino.
Per riportare la situazione a scenari conosciuti, è come se l’Italia fosse una famiglia con un pesantissimo mutuo a tasso variabile sulle spalle, che vince una piccola somma al lotto e, invece di usarla per ridurre il mutuo temendo rate crescenti, la impiega per pagarsi l’anticipo di una macchina a rate.
La domanda è, a questo punto, se il governo sia consapevole o meno del rischio che sta costruendo per il Paese: la risposta è probabilmente sì, ma con la sottovalutazione per l’intelligenza degli italiani tipica di molti esponenti di una certa sinistra chic, tutti vogliono essere quello che consegna la macchina nuova per poi darsela a gambe quando arriverà l’ufficiale giudiziario a pignorarla, pensando che il cittadino bue si ricorderà solo del bel giorno della consegna associandola alla loro faccia. Non è mai funzionato, non funzionò nel 2001 e non funzionerà nemmeno stavolta, gli italiani certe cose le capiscono fin troppo bene anche senza una laurea in economia. Ma che importa del bene dell’Italia... se le cose andranno male vuoi mettere il piacere di poter essere finalmente liberi di organizzare un bello sciopero di protesta contro il prossimo, malcapitato governo? Si stanno già preparando.
Claudio Borghi
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