È il momento della canzone «romanesca»

Giovedì torna sulla scena lo spettacolo «Semo o nun semo» curato da Nicola Piovani In scena anche Tosca e Massimo Wertmüller

Francesca Scapinelli

La romanità. Forse per qualcuno di prevenuto è sinonimo di volgarità, di uno straripante modo di essere e di esprimersi che, dal cinema alla televisione, ha «stancato». «Ma ciò che risulta fastidioso è il romano degradato, quella cadenza sfatta che sentiamo per esempio in qualche reality show - dice Tosca, cantante e attrice originaria della Garbatella -. Invece il romanesco può essere molto elegante, un italiano perfetto con una cadenza romana è davvero bello».
Ed è la cultura della capitale, e per la precisione il patrimonio delle canzoni classiche romane, a dar vita a «Semo o nun semo», lo spettacolo a cura di Nicola Piovani che è in scena al teatro Brancaccio da giovedì 29 settembre a domenica 9 ottobre. Il titolo della singolare kermesse è lo stesso di una canzone di Romolo Balzani, uno dei «padri» che hanno tenuto alto il nome di Roma nel mondo. Con Tosca, recitano e cantano Pino Ingrosso, Donatella Pandimiglio e Massimo Wertmüller, accompagnati da un piccolo gruppo musicale (Andrea Avena contrabbasso, Pasquale Filastò cello, Sonia Maurer mandolino, Fabio Ceccarelli fisarmonica, Alessio Mancini flauti, Nando di Modugno chitarra).
«In tutto quello che faccio, sul palco, cerco di mettere l’essere passionale, goliardico e allo stesso tempo malinconico proprio della cultura romana - continua l’attrice, vincitrice del Festival di Sanremo nel 1996 assieme a Ron con il brano "Vorrei incontrarti fra cent’anni" -. In primavera, tra l’altro, sarò ancora impegnata con l’"Omaggio a Gabriella Ferri", il teatro musicale che ha debuttato quest’estate». E di Gabriella Ferri Tosca ha un ricordo preciso e carico anche di affetti di famiglia: «La mia è una famiglia di musicisti - racconta - e ricordo che mio padre mi portava spesso ai suoi concerti».
Una produzione della Compagnia della Luna in collaborazione con il Teatro Ambra Jovinelli, «Semo o nun semo» è una selezione di serenate, stornelli, «saltarelli» e canti di Roma tra i più emozionanti e significativi, insomma per dirla con Nicola Piovani, l’ideatore e curatore, «i meglio fichi del bigoncio». «Le abbiamo rispolverate, lucidate e infiocchettate per presentarle in un concertino festoso - così Piovani -, col vestito, col colore, con l’arrangiamento che possa di più rendere il loro sapore originale». È stata portato in scena per la prima volta nel 2001, questa è la quarta sua edizione.
«Ci offre un quadro della canzone capitolina doc, germogliata da grandi artisti e compositori - aggiunge Tosca -, ben diversa da quella di serie B che viene erroneamente divulgata da televisione e altri mezzi».
Il pubblico potrà così gustare il contenuto del «bigoncio» a partire dagli anni Venti fino a «Roma non fa’ la stupida stasera» di Armando Trovajoli: da Petrolini (sua la celebre «Tanto pe’ canta’», scritta mentre era costretto a letto dall’angina pectoris) a Balzani ad Anna Magnani e tanti altri.
Teatro Brancaccio, via Merulana 244, spettacoli ore 21 (domenica 2 e 9 ottobre ore 17.30), biglietti a partire da 12.50 euro.