"È il momento di dire basta alle provocazioni islamiche"

Il ministro della Difesa Ignazio La Russa: "Quella preghiera è una
sfida alla pace. La moschea a cielo aperto è stata soltanto
un’occasione di odio"

Milano «Non è male che si sappia che in piazza Duomo dicono messa cattolica... È una battuta» dice il ministro della Difesa, Ignazio la Russa, mentre procede a passo di marcia verso la cattedrale, per assistere alla messa del sabato pomeriggio. Al di là dei sorrisi, La Russa è seriamente preoccupato dalla commistione tra fede e politica che con la preghiera musulmana sul sagrato della cattedrale ha fatto di Milano la sua capitale: «La preghiera è un atto d’amore, ma noi diciamo no alle manifestazioni parareligiose, non c’è alcun bisogno di pregare durante una manifestazione politica».
È un no alle «moschee a cielo aperto»?
«Dico basta alle provocazioni degli islamici a Milano. Sia chiaro che non abbiamo nulla da obiettare alle manifestazioni, che sono tutte legittime se non sono violente e provocatorie, né vogliamo negare ad alcuno il diritto di preghiera. Ma a Milano una legittima manifestazione si è conclusa in una volutamente provocatoria moschea a cielo aperto e, quel che è peggio, in un’occasione di odio, bruciando bandiere di un Paese amico».
Se è contrario alle manifestazioni parareligiose, perché è andato in Duomo? Non si corre lo stesso rischio?
«Da condannare è il cortocircuito tra il diritto di esercizio della libertà religiosa e l’attività politica e proprio per evitarlo abbiamo deciso di non organizzare una manifestazione in piazza Duomo e abbiamo preferito convocare i cittadini nella sede del Pdl per un dibattito sul tema. Senza bandiere, non dico da bruciare ma neanche di sventolare. Poi a titolo personale, chi ha voluto è andato a messa. Fa bene alla nostra civiltà cristiana, alla fede che professiamo».
Lei va a messa tutte le domeniche?
«Sono un cattolico praticante, vado quasi tutte le settimane. L’intenzione è di andare tutte le domeniche, ma non sempre mi riesce. Me l’ha insegnato mia madre, che era una fervente cattolica. Di solito non vado a messa in Duomo, ma questa volta ho scelto di farlo perché ho sentito l’esigenza di riaffermare che il Duomo è un luogo cristiano. Non vogliamo riconsacrare nulla ma chi va sempre a messa, come me, questa volta ha scelto il Duomo».
Nei giorni scorsi sono sorte polemiche sulla posizione dell’arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, che ha preferito non parlare della preghiera musulmana davanti al Duomo. Qual è la sua opinione? Soddisfatto delle scuse delle comunità islamiche?
«Gli altri cardinali sono stati più loquaci. Tettamanzi ci ha abituati a un’eccessiva prudenza nelle questioni che riguardano i rapporti con i musulmani, tanto che i musulmani hanno presentato al cardinale scuse che lui, per parte sua, non aveva nemmeno preteso. Senza contare che la parola “scusa non è mai stata pronunciata”. La mia non è una critica all’arcivescovo ma una constatazione, lui è un ministro di Dio e non tocca certo a me dargli consigli. Però persino Abdel Shaari, direttore del centro islamico di Milano, era molto perplesso e ha giudicato un errore quella preghiera. Ma la Chiesa può fare tutto quel che vuole. Cristo è stato crocifisso con due ladroni...».
L’omelia dell’arciprete del Duomo ha invitato a concedere luoghi di preghiera, rinunciare alla reciprocità nella libertà di culto e praticare il dialogo.
«Le omelie si ascoltano, non si commentano, ma mi è piaciuto l’appello alla pace e alla fratellanza. L’ho apprezzato. Per quanto riguarda, in generale, la libertà di culto, cito osservazioni altrui, ma che cosa sarebbe successo se un gruppo di cristiani si fossero riuniti a recitare il Rosario davanti alla Mecca? Forse sarebbero stati lapidati».
Migliaia di arabi sono tornati in piazza per una nuova protesta, con striscioni e preghiere. Sarebbe meglio evitare le manifestazioni per la pace?
«Chi partecipa a manifestazioni di odio e brucia bandiere non aiuta certo la pace e la preghiera islamica a Milano è stata una sfida contro la pace. Il centrodestra non si è mai schierato da una parte o dall’altra ma è stata Hamas a rompere la tregua. Non hanno mai riconosciuto Israele e proclamano che uccidere gli ebrei è un bene. Mi colpisce molto, anche perché mi ricorda un altro vecchio slogan per cui uccidere non era reato...».