«An, è il momento di fare chiarezza»

Marcello Viaggio

Aria di suspence sul vertice romano di An. Più che una leggera brezza, un robusto soffio di tramontana. Da tempo si rincorrono le voci di commissariamento della Federazione di via Po, con l’ex assessore regionale Aracri al posto di Piso. Ora, da qualche giorno, è la volta del coordinamento regionale del Lazio, che da Roberta Angelilli potrebbe passare sulle spalle di Fabio Rampelli. Voci di corridoio parlano di riunioni, accordi, rotture. La componente di Destra sociale guadagna prestigio ai piani alti della politica nazionale, con i ministri Storace e Alemanno. E si muovono i primi passi in vista della lunga rincorsa da qui alle elezioni comunali del 2006. Per mercoledì 8 il presidente romano Vincenzo Piso ha convocato in via Po l’esecutivo federale allargato del partito. Vi parteciperanno la Angelilli, e tutti i consiglieri regionali, provinciali e comunali eletti a Roma. Riunione al vertice, quindi.
Piso, basterà una riunione per fare chiarezza?
«Sono stato eletto da un regolare congresso, può togliermi l’incarico solo il presidente nazionale del partito. Fini, però, non mi pare intenzionato a un passo del genere. Se qualcuno vuole fare un nuovo congresso...».
Però c’è chi chiede la sua testa anzitempo...
«Io non ho problemi, tanto più che un paio di mesi prima delle elezioni comunali del 2006 dovrò dimettermi per fare la mia personale campagna elettorale. Lasciando il posto, provvisoriamente, a un commissario. È la prassi, si è già fatto così nel 2001, quando a guidare la federazione c’era Roberta Angelilli. Ma un conto è un avvicendamento del genere, un altro un giro di valzer sulle poltrone. d un anno dal voto. Non è la stessa cosa».
Lei è presidente di An dal 2002. Ha qualcosa da rimproverarsi?
«Non lo so. Io mi sono speso tutti i giorni per il partito, senza mai fermarmi un istante. Sabato e domenica compresi. Del resto per me parlano i numeri».
Quali numeri?
«A Roma città, dal 2002 ad oggi, siamo rimasti circa sullo stesso livello di consensi. Nel 2001 alle Comunali abbiamo preso 280mila voti. Alle Europee del 2003, circa 270mila. Alle Regionali di aprile, infine, abbiamo ottenuto 215mila voti, a cui dobbiamo aggiungerne altri 60-70mila, il 40 per cento, circa, della lista Storace. Abbiamo mantenuto i livelli del 2001 più o meno. La città, d’altra parte, da 12 anni è governata dalla sinistra. Il sindaco Veltroni ha consolidato i rapporti con i poteri forti, specie dopo l’approvazione del Nuovo piano regolatore ha anche i costruttori dalla sua. Non è facile fare opposizione in queste condizioni».
In questi tre anni di presidenza romana, di che cosa si sente più orgoglioso?
«Di aver fatto ritirare a Veltroni la delibera sulle strisce blu, la cosiddetta tassa sull’asfalto. Lo abbiamo stretto d’assedio ogni giorno, e alla fine ce l’abbiamo fatta».
Al suo posto qualcuno, però, vorrebbe Aracri...
«Una persona che stimo, ma rifiuto questo modo di confrontarsi. Occorre partire da un ragionamento politico, coinvolgere anche la base del partito. Non si può partire da un nome, e poi rifare i programmi».