È il momento Del Piero Juve sempre anti-Inter

Dopo la firma del contratto il capitano bianconero sigla la vittoria sul Genoa. Espulsi Ranieri e Nedved. Sono gli unici a tenere il passo dell'Inter

Torino - La Juve si riprende il secondo posto, con qualche fatica e in una sera colma di furori eccessivi (espulsi Ranieri, per protesta, e Nedved perché vuole fare il “ganassa”). Il Genoa interrompe la corsa verso il sogno e torna a rivedere la sua giusta classifica. Una magia di Del Piero, qualche ora prima di diventare papà, incornicia il successo nel primo tempo. Più avanti Buffon provvede a tenerlo al sicuro nel finale tambureggiante. E queste sono le uniche buone notizie provenienti dal posticipo di ieri sera a Torino. Per lo spettacolo, bisogna portare pazienza.

Ranieri sembra avere una certezza, è una delle tante. Presto se ne aggiungeranno altre di cui c’è bisogno. Ecco la prima, servita con l’assegnazione delle maglie: disponibile o no Iaquinta, la sua Juve più affidabile sembra quella scolpita col 4-4-2 di Firenze. E da quello schieramento non si discosta anche al cospetto del Genoa, sgabbiato in modo giusto dalla sfida, tanto da presentare subito Di Vaio dalle parti di Buffon senza peraltro procurare brividi al portierone premiato come migliore del ruolo nella passata stagione.

Senza Almiron, in panchina, con Zanetti e Nocerino, due mediani, nel cuore del gioco, pretendere la qualità delle trame bianconere è come chiedere a Maria De Filippi di fare la sensuale. Il Genoa sembra meglio organizzato, affida la sua visibilità al duello Borriello-Legrottaglie che è un bel vedere, fanno scintille senza scadere nella lotta greco-romana, e sembra capace di difendersi senza ricorrere a un particolare ostruzionismo. Gasperini e i suoi non valutano le prime mosse di Del Piero, pensano che sia quello scivolato malamente a metà campo, nel calciare una punizione e un po’ lo perdono d’occhio, specie quando la Juve organizza il più efficace dei suoi assalti.

Nedved “pesca” Del Piero alla perfezione e lui, sotto porta, non può sbagliare. Non sbaglia andando incontro all’abbraccio dello stadio e dei suoi tifosi. Questo deve fare Del Piero: far gol a Rubinho, non imprese balistiche speciali, tentate in verità, su punizione, con una traiettoria perfida che il portiere brasiliano vede e allontana dalla traversa con un bel balzo felino.

Con la moglie in ospedale, Del Piero interpreta il ruolo del perfetto capitano juventino e del professionista esemplare: in campo anche nella ripresa, a dispetto di notizie fantasiose su una sua corsa in corsia. E invece Alex onora il suo lavoro e il suo contratto, non si tira indietro quando c’è da bisticciare con Lucarelli che non gli riserva certo un trattamento da lord. E quando si congeda, non propriamente soddisfatto, dagli astanti riceve una specie di ovazione dallo stadio. Invece di accomodarsi in panchina, va subito sotto la doccia e poi dalla sua Sonia. Nella seconda frazione, la Juve si fa operaia fino in fondo e ricorre alle prodezze del suo fuoriclasse numero uno (nel senso di maglia), Buffon insomma, per tenere sotto chiave il risultato. Il Genoa infatti si ritrova con una bella palla servita a Sculli da uno sciagurato sfondone di Molinaro ma il portierone azzurro ha una reattività strepitosa e vola sotto la traversa ad annullare il pericolo. Le correzioni di Gasperini sono tempestive: Leon è quello che serve più di Di Vaio per fare gioco e per tentare di rimettere in bilico la sfida, Papa Waigo si becca più cicchetti dall’allenatore che incoraggiamenti dai suoi.

Nel finale, per una protesta, neanche esasperata, Ranieri viene espulso dall’arbitro Banti e lo marchia con un “vaffa”: provvedimento eccessivo. Poi per farsi perdonare il fischietto livornese fa finta di non sentire l’intemerata dell’isterico Nedved, ammonito ed espulso alla fine per un falletto veniale. Si ravveda per tempo, Pavel. È vero, c’è un metro diverso, quest’anno, nei confronti della Juve, trattata come una squadra qualunque.