È il momento del rock «nostrano» delle Vibrazioni

Si definiscono «very seventies guys», ovvero ragazzi anni Settanta, e il loro look è in linea con quello in voga nel mitico decennio. Loro sono Le Vibrazioni, idoli nostrani del nuovo rock italiano, questa sera ospiti del RomaRock Festival, ore 21.30. Dopo i bagni di folla per Daniele Silvestri all’apertura di sabato scorso, il rock ipnotico dei Placebo e la genialità fatta musica del grande Peter Gabriel ieri sera, al Roma Rock delle Capannelle arriva la popolare band milanese composta da questi quattro ragazzotti dai lunghi basettoni, camicie fiorate e pantaloni a zampa d’elefante. Ad aprire il concerto saranno alcune band emergenti come Dioniso e Madreperla che precederanno le esibizioni di Le Mani e Deasonika apripista ufficiali de Le Vibrazioni.
Ne hanno fatta di strada Francesco Sarcina, Stefano Verderi, Marco Castellani e Alessandro Deidda, al secolo Le Vibrazioni usciti lo scorso novembre con Officine Meccaniche. In breve tempo questi ragazzi sono arrivati al successo, mettendo d’accordo - caso raro - pubblico e critica. Le influenze dichiarate del gruppo partono dalla scena britannica di fine anni ’60 e inizio anni ’70, per giungere a una sintesi fra le melodie di band come Beatles e Animals, e il rock di Led Zeppelin, The Who e Jimi Hendrix Experience.
«Siamo cresciuti anche - spiega Francesco, frontman della band - con la psichedelia dei Pink Floyd e il funk di James Brown e di Sly and the Family Stone». Tra il dire e il fare, certo, ne corre, ma pian piano il risultato finale della band va maturando e crescendo di qualità. Per Officine Meccaniche, ad esempio, si sono spalancate le porte dello storico studio milanese del grande musicista e produttore Mauro Pagani. «Ci conoscevamo di vista già da tempo - spiega Sarcina - ma abbiamo lavorato ultimamente con lui nel progetto benefico Reezophonic. Pagani ci ha permesso di dare libero sfogo a quello che stavamo elaborando. Del resto siamo una live band, con questo tour a fine settembre avremo fatto trenta date, e da quando abbiamo iniziato con Dedicato a te saranno ben quattrocento!»