IL MOMENTO DELLA SCELTA

Opposizione inflessibile. In Parlamento, nel mondo del lavoro, nel Paese. Così Silvio Berlusconi a Gubbio. Era quello che si aspettava il popolo di Forza Italia, gran parte del popolo del centrodestra. Era quello che ha fatto emergere il dibattito, ampio, esteso e vivace, provocato dal Giornale. Del resto chi ha votato per un programma politico lberale, che è l'opposto di quello che pensa e - ahinoi - sta facendo il governo di Prodi, cosa avrebbe dovuto aspettarsi? Il popolo è spesso più lineare, semplice e coerente di chi lo rappresenta. Sa cosa vuole e cosa non vuole. Lo sa quando vota e non se lo scorda neanche dopo, al contrario di quello che hanno dato l'impressione di fare molti esponenti del centrodestra dopo le elezioni, sedutisi negli scranni del Parlamento.
Silvio Berlusconi è tornato sulla scena con il programma che ci aspettavamo. Opposizione inflessibile. Potremmo dire intransigente che non ci sta a fare compromessi. L'assenza di compromesso non vuol dire irragionevolezza, più semplicemente vuol dire coerenza. E, soprattutto, vuol dire che non si sono raccontate balle in campagna elettorale e che si credeva, e si crede, a ciò cui hanno creduto la metà degli italiani. Per questo ha fatto bene, il leader del centrodestra, a promettere un'opposizione da condursi nel Paese oltreché nel Parlamento. Quella del Parlamento non basta perché è doverosa ma non esaurisce il compito. Le innumerevoli e-mail che hanno inviato le lettrici e i lettori del Giornale dimostrano che c'è voglia di fare opposizione anche tra la gente, tra i lettori e gli elettori. Occorre dargli voce perché le parole le hanno già. Occorre, cioè, creare occasioni dove possano esprimere tutto il loro dissenso, comune per comune, come ha detto il fondatore di Forza Italia. Sicuramente ci sarà nel Paese chi è d'accordo con visioni diverse come quelle di Casini, di Follini e di Tabacci. E di altri. È ora di fare chiarezza e di unirsi o dividersi. Certamente, qualsiasi scelta si faccia, sarà meno dannosa delle sabbie mobili di giochi e giochetti vari dei quali non si capisce nulla o forse si capisce tutto tanto sono banali.
La finanziaria sarà una cartina tornasole rivelatrice di chi vuole fare un'opposizione inflessibile e di chi è disposto a flessibilizzarsi piuttosto di avere qualche tozzo di pane o qualche briciola da chi governa. Staremo a vedere. Certamente, per quanto possa interessare, chi ha votato per la Casa delle Libertà non è disposto a fare compromessi con questa specie di condominio da Stato di polizia che vogliono mettere su Visco e compagni.
L'opposizione sarà dunque fatta in Parlamento, nel Paese e nel mondo del lavoro. Quest'ultima è molto importante. La favola del capitale a destra e del lavoro a sinistra è finita da tempo. È stata sbagliata sempre perché senza capitale la ricchezza non esiste ma oggi è falsa anche da un punto di vista sociale e politico. Il centrodestra può rappresentare gli interessi e i bisogni della maggioranza di coloro che lavorano. Non è così per il centrosinistra che per bocca dell'inesauribile e preziosissimo Visco ci ha fatto sapere, tempo fa, che considera la piccola e media impresa come un ammortizzatore sociale. Non come una ricchezza per il Paese, dunque, ma come un peso. Non a caso in Lombardia e in Veneto di Visco e compagni non ne vogliono neanche sentir parlare e non li votano. Ma tutto questo può essere vero in tutte le regioni d'Italia. Basta farsi sentire. Parlare di contenuti politici, di programmi in modo onesto e - perciò - inflessibile. Il resto lo faranno gli elettori. Che spesso sono più avanti.