Il momento della spallata

Il centrosinistra è in gravissima crisi. L'affaire Telecom Italia ha messo in evidenza la mancanza di cultura di governo di Romano Prodi e insieme la sua irresistibile attrazione verso il dirigismo. L'en plein di giudizi severissimi realizzato su tutti i fronti, dagli Stati Uniti all'Unione europea, da Confindustria a Mario Monti, fino - come fanno intendere sempre più chiari indizi - a Giovanni Bazoli, è incredibile. Il diffondersi di questo tipo di giudizi è pericoloso per l'Italia perché colpisce il nostro vitale bisogno di capitali. Se allo sconquasso provocato dal caso Telecom, si assommano, poi, le penose trattative con le parti sociali sul welfare, che vedono Rifondazione (più altre frattaglie come Oliviero Diliberto) attaccare ogni giorno senza tregua il ministro dell'Economia e il governatore della Banca d'Italia, ci si fa un'idea dello stato di disgregazione dell'esecutivo. E non ci dilungheremo, per carità di Patria, sulla politica estera dove la sciagurata investitura di missus governativo a Gino Strada si è rapidamente accoppiata a sventate aperture ad Hamas e alle Corti islamiche somale.
In questa situazione preagonica del governo, va inquadrato il decollo del Partito democratico, di cui naturalmente è giusto dire tutto il male possibile: mancanza di idee, anteposizione dei conti tra nomenklature a vere aperture alla società. Per esempio il fatto che metà dei vertici della Cgil passi con Fabio Mussi non ha interessato i gruppi dirigenti Ds, come annota Emanuele Macaluso sul Riformista. Di ieri, poi, la notizia che la fuga di diessini dall'impresa «democratica» è anche più ampia del previsto: se ne va persino Gavino Angius e Cesare Salvi sembra raccogliere qualche senatore in più di quelli che ci si aspettava. Ma il lancio di un Partito democratico, pur così squinternato, introdurrà comunque una novità politica non secondaria. In molti tengono a sottolineare come Silvio Berlusconi non sia un raffinato analista di politica. Ma, come ha ricordato ai suoi lo stesso Massimo D'Alema, il leader del centrodestra è assai acuto nel cogliere al volo le svolte che toccano l'opinione pubblica. E, dunque, quando segnala come il pur pessimo rassemblement del Partito democratico sia in grado di creare problemi al centrodestra, va ascoltato con la massima attenzione. Come ha spiegato bene Gianni Baget Bozzo sulle pagine di questo quotidiano, vi è in quel pasticciato processo di assemblaggio di ex Pci ed ex Dc anche una qualche risposta a quella domanda di democrazia più libera che non è stata estranea ai successi della stessa Forza Italia.
D'altra parte, se consideriamo quel che succede in tante città d'Italia, si nota come il metodo delle primarie dia rispetto alla Casa delle libertà (più o meno a ranghi completi) qualche vantaggio a un centrosinistra, in molti casi cattivo amministratore e sempre compromesso con le malefatte governative. Questo perché ogni forma di partecipazione è un valore sentito da cittadini insofferenti verso qualsiasi tipo di partitocrazia. Il prodismo è in una crisi senza sbocchi, ma per dargli il colpo di grazia il centrodestra non deve fare la ruota del pavone, limitandosi a registrare i successi virtuali assegnati dai sondaggi, ma innovare da subito il suo modo di fare politica.
Lodovico Festa