Momo: «Il successo non mi travolgerà»

Da fenomeno di culto a autrice di canzoni anche per altri: se il disco fosse un flop? Continuerei a cantare

da Roma

È una persona arancione, ha una maglietta arancione (sciarpa viola) e per la presentazione del suo disco è persino truccata.
Il grande teatro romano (Palladium) dove Momo, ieri, ha suonato il suo primo disco e di più, è anche lui tondo e pure arancione, e per una che si dichiara buddista non poteva che essere così (anche lo sfondo del suo blog su Myspace è arancione). È surreale, ma non più di lei, la conferenza stampa in cui Momo, cioè Simona Cipolloni, dovrebbe raccontare come e quando è nato il suo cd (Il giocoliere, Sony-Bmg, dal 30 marzo nei negozi). Domanda: come nascono le sue canzoni? «Nascono e basta».
Lei è così. Alterna sorrisi a sguardi stralunati. È amicissima di Simone Cristicchi, che le ha regalato un pezzo per l'album, dopo che lei gli aveva scritto Che bella gente. Spesso se ne esce con un «Eh?» per far ripetere le domande che non capisce (non per colpa sua). Una sua canzone si intitola: Momosessuale. Domanda: quindi lei non va d'accordo col Vaticano, di questi tempi? «E perché no?». Poi spiega - ma spiegare è altro - che quella della canzone è «un'ipotesi, di libertà all'amore. La libertà è bella. Non ne abbiamo molta».
Momo è stata scoperta da un autore di Piero Chiambretti, Domenico Liggeri, che l'ha scovata tra gli scarti di Sanremo giovani all'ultimo festival. Pierino ha fatto di Fundanela («il pezzo cui tengo meno», dice lei) il tormentone del Dopofestival e poi delle sue Markette, dove ha cantato spesso, in play back. «Non sapevo di poterlo fare. Ho scoperto che le mie canzoni le so a memoria». Il successo la travolgerà? «No», dice ferma. Se il disco fosse un flop pazienza, «è un di più. Io continuerò a fare i concerti e la gente a venire».
Questa ragazza senza età, come gli elfi, è nata nel '72 a L'Aquila, ma è cresciuta a Lanciano, in Abruzzo. Dedica il suo disco a papà Vittorio, «uno di quei tipi che ammaestra le balene», spiega sempre a modo suo, e mamma Lucia, «ingegnere della vita» (definizioni che tornano nel testo del Giocoliere, titolo anche dell'album e di cui vorrebbe fare il video, in un vecchio circo). Si scopre così che Rossana Casale le aveva chiesto quel brano, lei ha detto no. «Al di là del fatto economico, ho preferito poter continuare a cantare il pezzo mio». Tra le sue ammiratrici ci sono anche Mariella Nava e Fiorella Mannoia, e uno zoccolo duro di fan che la segue da metà degli anni '90, quando ha cominciato a suonare dal vivo le sue 200 canzoni. Sarebbe perfetta per un film ironico e nevrotico alla Woody Allen, e infatti la domanda arriva: le piacerebbe fare l'attrice? «Sì, con Federico Fellini». Dovrà forse accontentarsi dei fratelli Cohen, suoi fan oltreoceano che la vogliono conoscere, complice il produttore artistico americano Jono Manson. Chi ha prodotto il disco è invece un vecchio amico, Simone Grassi, «che ha creduto in me da sempre», dice. Anche ora che è venuto per lei il successo, o come lo chiama lei, il «tempo della giustezza: se uno è coerente e insiste, le cose arrivano».